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Autore: akajfefo@gmail.com

Kill La Kill – Recensione [17-18]

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Iniziamo senza troppi indugi.

Trama:

Episodio 17 – Simulcast Daisuki

Episodio 18 – Simulcast Daisuki

Commento: Prima di iniziare vorrei proporvi una traccia che a mio avviso ben si adatta a colonna sonora di questi due episodi. Come anche altre musiche dei Two Steps from Hell.

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Oggi ho omesso in toto la trama dei due episodi perché ne avremo di cose di cui parlare, e per tale motivo mi son fatto dare una mano pure dal buon Regola. Questi sono stati due episodi in cui è iniziato, si è svolto e s’è concluso un arc intero, quindi densissimi di avvenimenti e rivelazioni.

Ragyo intende sfruttare la scuola come test per il risveglio delle biofibre, e andrebbe tutto bene se non fosse per il tradimento della figlia. Già l’altra volta ne avevo accennato e mi aspettavo, di sicuro, che sarebbe successo ma quello che mi ha enormemente sorpreso sono state le modalità di questo voltagabbana. Per un attimo ho avuto reminiscenze di Panty & Stocking visto il tempismo con cui è avvenuta questa ribellione da parte di Satsuki.

E quello che nell’episodio 17 sembrava lo sfogo frustrato di una figlia al limite della sopportazione, si rivela un piano architettato con un decennio di anticipo e preparazione. Tutto pensato per distruggere un impero con un solo colpo di mano senza doversi trascinare in una “guerra” a lungo termine come quella che stanno conducendo i Nudist Beach contro la Revocs. La volontà di combattere la madre, Satsuki la eredita dal padre Soichiro; questa figura genitoriale ci viene mostrata appieno, finalmente, nell’episodio 18 spazzando qualsiasi teoria proponesse Aikuro come padre della mora.

Il 18° è un episodio di conferme e smentite. Come se ce ne fosse bisogno, ci viene detto che Ragyo è un essere molto poco umano e ben più ibrido; è la stessa donna ad affermare, a parole e coi fatti, la sua fusione con la biofibra. Una sintesi che le ha fornito sovrannaturali poteri rigenerativi e un’incredibile forza fisica. Un risultato che cerca di replicare, tramite l’aiuto di Soichiro, sulle proprie figlie per poi poterlo applicare su scala ben più ampia. Figlie, esatto. Perché la più grossa rivelazione dell’ultimo episodio, che a dire il vero da un po’ aleggiava tra i forum e le imageboard, è il legame di sangue presente tra Satsuki e Ryuko. Satsuki  deve sopportare gli esperimenti dei genitori quando ha già un anno di vita e, a quanto pare, con un tentativo di sincronizzazione “esterna”; tentativo che fallisce. Ryuko, invece, subisce fin da neonata esperimenti di sincronizzazione “interna” con la biofibra, che sembrano fallire comportando la morte della cavia.

Ed è con l’apparente morte di Ryuko che si avviano una serie di meccanismi, causa degli avvenimenti contemporanei. Primo fra tutti la ribellione di Soichiro, trasmessa poi alla figlia Satsuki.

Ma questo è anche il momento in cui inizia l’ultimo vuoto narrativo rimasto nella storia: cosa succede da quando  Ryuko viene gettata nella spazzatura a quando Isshin Matoi crea Senketsu? Isshin e Soichiro sono la stessa persona? E’ stato detto che Isshin lavorava alla Revocs e poi se n’è andato per fondare la Nudist Beach. Se non si tratta di Soichiro, il padre di Satsuki ha comunque finanziato Matoi e gli ha fornito biofibra con cui lavorare? Come ha fatto a trovare Matoi a trovare Ryuko?

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Ryuko, neonata, appena “cestinata” dopo esser morta
a causa della sincronizzazione con la biofibra.

Prima di proseguire con l’analisi dei vari elementi fornitici dagli episodi, cedo la tastiera a Regola che ci offre una riflessione sui legami familiari all’interno della famiglia Kiryuin.

I panni sporchi si lavano in famiglia, mi verrebbe da dire, visti gli ultimi sviluppi di Kill la Kill. Ne parla tanto Kirisuto, e io lascio intendere attraverso qualche raro commento sulla pagina di Facebook, che sono più che estasiato. Sono conquistato, prigioniero di qualcosa come non succedeva da anni (incrociate le braccia e urlate “con chi credi di avere a che fare?!”) su cui ho rinunciato di fare previsioni, oramai il Trigger ha superato di gran lunga qualunque mia aspettativa, continuando a far esplodere la scena con ogni mezzo possibile nonostante siamo ancora a sei episodi dalla fine. Sono quattro-cinque episodi, poi, che al momento della sigla di chiusura ho quasi le lacrime agli occhi.

Così, quando c’è stato da scendere in campo e contribuire non mi sono tirato indietro, soprattutto perchè è uno degli aspetti e degli sviluppi che più mi hanno conquistato negli ultimi episodi, anche più dell’origine della biofibra: i legami famigliari, il filo rosso del destino che collega tutto e tutti. Matassa che a fatica si sta cercando di sciogliere, ma come sempre un bravo sceneggiatore ci ricorda che un’idea semplice, banale, quasi caricaturale, può essere magnificamente raccontata. Che Ryuko e Satsuki fossero “sorelle” non c’avevano pensati in molti, certo, quel vuoto nella famiglia di Matoi lasciava molto spazio a qualunque speculazione, eppure fino a qualche episodio fa ero semplicemente dell’idea che Matoi non fosse riuscito a tenersi vicino sua moglie, che fosse diventato nemico della REVOC per vendetta, per salvare il mondo, per punire un torto subito.

Da qualche parte il protagonista deve trovare la forza, i poteri o le armi per combattere il suo nemico, e Matoi sembra proprio ricordare quegli ispirati scienziati/professori/dottori pazzi tanto comuni nel genere mecha. Non serviva una figura materna nella storia per la protagonista, c’è la madre di Mako, una famiglia che domina la scena comica, eppure l’unica famiglia “unita” della serie. Perchè la biofibra e l’ossessione di una donna per l’alta moda hanno fatto sì che fosse superato quel limite che mai dovrebbe essere avvicinato . Ragyo Kiryuin ha distrutto la vita di tante persone. In un episodio vengono colmati due vuoti: compare Soichiro, il padre di Satsuki, e scopriamo le vere origini di Ryuko. Due piccioni con una fava, il resto è “mitologia”. Un essere umano (Ragyo non è umana da troppo tempo, oramai è chiaro) non può sopportare di veder trattati gli esseri viventi con un disprezzo tale, usati e gettati quando non più necessari, o inutili, senza una lacrima, un ripensamento, un rimorso: qui sta l’errore di Ragyo, dovrebbe sapere che per un mostro immortale è vitale temere soprattutto i comuni esseri umani, quelli che imparano ed evolvono grazie i loro errori. C’è un altro buco che si potrebbe colmare: l’incontro tra Soichiro e Isshin Matoi, in quanto la ribellione al casato Kiryuin sembra partire proprio dal padre di Ryuko e Satsuki. Padre che non ha potuto sopportare di vedere le sue due figlie trattate in quel modo, padre che potrebbe aver avuto un ruolo nella salvezza di Ryuko e nella produzione di Senketsu (Matoi sembra il tipo di scienziato che rovista nella spazzatura, e dubito si possa trovare biofibra nell’immondizia).

Non importa se questo momento c’è veramente, Soichiro, forse animato dal senso di colpa, riesce forse a dare a Ryuko l’amore di un padre attraverso il vecchio scienziato pazzo. Anche perchè non sappiamo bene come sia morto Soichiro. Ryuko è cresciuta sola, ma la sua famiglia l’ha amata: un padre carnale, che potrebbe essere riuscito a fare qualcosa per lei; un padre adottivo, che l’ha cresciuta e l’ha dotata della forza necessaria per una battaglia che non poteva in nessun modo evitare; una sorella, che ha preferito dannare se stessa e macchiarsi del sangue di innumerevoli vittime per l’amore di una sorellina che non ha mai potuto conoscere, mossa probabilmente dal senso di colpa tipico di chi, suo malgrado, è sopravvissuto. Sono vecchio e mi commuovo facilmente, forse potrei sbagliare in questo breve interevento, i prossimi episodi potrebbero dimostrare che ho torto… ma non importa, lo studio Trigger ha ampiamente dimostrato di poter pensare una storia infinitamente più bella di qualunque intreccio narrativo avrei potuto immaginare di persona.

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Gli episodi proseguono ponendo domande e dando risposte; chi è Nui per potersi permettere tutte quelle libertà con Ragyo? Chi o cos’è la segretaria di Ragyo, Rei? Le sue tecniche di combattimento mi hanno ricordato Zeruel, in NGE. La donna che vediamo nel flashback di Tsumugu è sua sorella, anche lei nudista nell’animo.

Ma tornerei un attimo su Ryuko e la sua fusione con la biofibra. Ce lo saremmo dovuto aspettare da quando ci è stata presentata Ragyo coi suoi capelli al neon, una caratteristica simile a quella presentata da Ryuko dopo la sua sincronizzazione con Senketsu. La zona inferiore, più interna, dei capelli le si tinge di rosso mentre Ragyo presenta l’arcobaleno. Qui si risveglia la questione dei chakra. Dobbiamo tenerne conto? Perché se guardiamo gli organi coinvolti, differiscono dai colori assegnatigli; ma se guardiamo ai colori e al loro significato abbandonando la visione anatomica se ne cavano altre conclusioni.

Esempio lampante, Ryuko stessa. A detta di Ragyo, Ryuko è stato fuso il cuore con la biofibra (come vediamo a fine episodio). Il cuore, come centro di chakra, ha per colore il verde non il rosso. Ma il significato del chakra rosso è la sopravvivenza, caratteristica peculiare di Ryuko. Il rosso, tra l’altro, è anche l’unico colore non presente nell’arcobaleno di Ragyo sebbene le sue cicatrici (per me evidente souvenir della sincronizzazione) siano sette, come tutti i centri di chakra. Le questioni quindi sono due: c’è una spiegazione, sottointesa, sensata che la mia scarsa competenza non coglie oppure non c’è una vera spiegazione ma è più una questione estetica che un vero riferimento.

Satsuki, dal canto suo ci ha provato. In questi due episodi è stata protagonista assoluta e ci ha provato. Ma le son mancate due cose per poter vincere sulla madre: essere fusa con la biofibra come Ryuko; possedere la forbice di Isshin Matori. È Ragyo, infatti, a dire che la spada di Satsuki è insufficiente per tagliare la biofibra interna al suo corpo. Sottintendendo che l’unica arma capace di sconfiggerla sarà la ben nota forbice. Il piano di Satsuki era buono ma oltre a quei due difetti sopra accennati, la ragazza è incappata in un altro problema: il risveglio della biofibra originaria. Annichilendo Iori e il Club di Cucito del liceo, la biofibra originaria e le Covers realizzate in quei vent’anni si risvegliano ed escono dai sotterranei in cui sono rimaste assopite.

Una domanda sorge spontanea: e ora? La brevissima preview è stata lapidaria. Ryuko ha perso conoscenza, Satsuki è scomparsa e anche di Mako non si hanno notizie. Toccherà ai 4 Leader, a Tsumugu e Aikuro prendere le redini della vicenda ora.

Ryuko ha perso conoscenza e sta recuperando le forze sotto custodia della Revocs o di Nudist Beach? Satsuki se n’è sparita in “esilio volontario” o è tenuta incarcerata in qualche dungeon dalla madre? E Mako è in una missione personale per permettere un più rapido recupero di Ryuko? Sta di fatto che la situazione è precipitata e che toccherà agli uomini prendere il comando. Quel che mi inquieta è l’ambientazione… che sia iniziato il dominio delle Covers in una sorta di distopia alla 1984?

Non mi azzardo in nessuna previsione. Io rimango ogni settimana allibito di come il nuovo episodio sia esponenzialmente meglio del precedente. Se l’andamento sarà sempre quello che c’è stato fin d’ora non oso immaginare cosa sarà il finale. Punto delicatissimo in cui la Trigger si gioca tutto, perché un finale all’altezza di una serie esplosiva come questa sarà molto difficile realizzarlo.

Alla prossima settimana.

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Frame più epico di tutti e due gli episodi.
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Kill La Kill – Recensione [15-16]

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Oh dei del cielo cosa non sono stati questi due episodi! Lo studio Trigger ci aveva avvertito che il 15 e il 16 sarebbero stati degli episodi cardine per lo sviluppo della storia, ma non pensavo in modo così sfacciato.

Trama: nel primo dei due episodi vediamo come Satsuki e Sanageyama si liberano del capo del consiglio studentesco di Osaka, come Ryuko recuperi Senketsu in tutto e per tutto, le nuove goku tristelle (MKII) e il nuovo round tra Ryuko e Satsuki. Questa volta lo scontro tra le due finisce pari, e va sottolineato l’aiuto fornito a Satsuki da Nonon con la sua divisa volante. Altro aspetto importante è la scesa in campo di Nudist Beach, organizzazione paramilitare che si oppone alla Revocs Corp., con la sede segreta di maggior rilievo proprio ad Osaka. Nonon riesce a distruggere l’arsenale dei Nudisti, ma non il laboratorio nascosto a livelli ben inferiori della città.

Sulla strada verso Tokyo, Nui Harime dirotta l’elicottero di Satsuki verso la villa dei Kiryuin vista l’intenzione di Ragyo di sapere l’esito della gita. Fattori rilevanti: Junketsu è aggressivo nei confronti di Satsuki e, senza un coagulante-anestetico spruzzatogli addosso da Iori, avrebbe finito per prosciugare la presidentessa. Una volta a casa, la ragazza viene accolta dalla madre nelle stanze da bagno della villa; la donna si premura di performare un “massaggio ricostituente” sulla figlia (massaggio su cui discuteremo in seguito).

Arriva quindi il momento tanto atteso: Aikuro porta Ryuko nei recessi più profondi della base dei nudisti per spiegarle ogni cosa, lo stesso farà Ragyo nei confronti della figlia portandola nei recessi più inaccessibili della villa.

La verità a cui si arriva è molto semplice di per sé, ma ne valuteremo i vari aspetti nel commento: la Life Fiber non è altro che un parassita alieno che si nutre dell’uomo. Un parassita senziente che ha adattato/evoluto se stesso affinchè l’uomo trovasse un modo per poi “stabilire un contatto” volontariamente. Ossia: la Life Fiber ha instillato nell’uomo l’idea del “vestirsi” perché, assumendo la forma del vestito, la fibra avrebbe avuto più possibilità di essere ospitata dal maggior numero di esseri umani. In sostanza ha creato nell’uomo la necessità di se stessa, un parassita dagli effetti devastanti. Da qui si comprende il perché i Nudist Beach ostentino la loro nudità.

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Ogni base segreta dovrebbe avere un mare dentro una grotta.

Commento: l’idea che la Life Fiber potesse essere un parassita non mi aveva nemmeno mai sfiorato il cervello, nemmeno lontanamente. Ma mi soddisfa come spiegazione perché si passa dal sovrannaturale (ipotetica pietra filosofale) al fantascientifico. E mi affascina pensare a questa fibra come ad un Venom più evoluto e subdolo, meno bestiale. Capace di incrementare le capacità psicofisiche umane, portando anche all’evoluzione umana, per il proprio interesse creando nell’uomo il bisogno di vestirsi/coprirsi. Un piano geniale, quello della fibra, e molto simile ad una strategia aziendale: come si fa a vendere un prodotto? Se ne crea il bisogno.

Ma scendiamo nello specifico: la biofibra (chiamerò così la Life Fiber d’ora in poi) per “riprodursi” sfrutta l’elettricità sviluppata dal sistema nervoso dell’ospite ma non può integrarsi al corpo direttamente in quanto ne demolisce il sistema nervoso, ma può rivestirlo prendendone il controllo. In tal modo la biofibra ha scelto l’homo sapiens in quanto specie con il maggior potenziale cerebrale per condurlo in un evoluzione dai risvolti di tipo esponenziale permettendogli di dominare il pianeta. Tutto ciò allo scopo di poi nutrirsene. Il genere umano “allevato” dai vestiti, si potrebbe dire. Ma nessuno indossa biofibra oggigiorno, questo perché questa, dopo aver promosso l’evoluzione dell’uomo e aver lasciato in eredità la tradizione del vestirsi, è andata in letargo aspettando il momento opportuno per risvegliarsi.

Momento che si è presentato una ventina di anni prima dello svolgersi di questi fatti quando Ragyo Kiryuin entrò in contatto la Biofibra Primordiale, la fonte di tutta la biofibra. Come supposi ai primi episodi dell’anime, il dottor Matoi faceva parte dell’equipe di ricerca sotto Ragyo ma fuggì. Sviluppò in segreto Senketsu apposta per la figlia e assieme anche le forbici capaci di tagliare la biofibra. Inutile che vi dica l’intento di Isshin Matoi fosse quello di opporsi a Ragyo e alla biofibra. Contemporaneamente Ragyo racconta le stesse cose alla figlia, sotto un’altra luce: la famiglia Kiryuin è portavoce della biofibra (come se si trattasse di un ordine sacerdotale) e si occupa di portare a compimento il volere della stessa visto che l’uomo è da quando è nato che si ritrova segnato dal destino di servire gli abiti. E un po’ per pararsi il culo, un po’ per avidità, è sempre meglio servire chi ha schiaccianti chance di vittoria piuttosto che andare in giro nudi opponendosi a una forza inarrestabile.

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Aikuro s’è trattenuto dal raccontare tutta la storia a Ryuko visto l’immenso potere di cui dispongono i Kyiryuin. Rivelarle tutto prima che sapesse usare Senktsu appieno sarebbe stato pericoloso.

Tornando a Senketsu e Ryuko: la ragazza è l’unica che può indossare quella Kamui; il padre la sviluppò apposta per lei vista la sua alta tolleranza alla biofibra. Da cosa sia data quest’alta tolleranza non è dato sapersi, ma ho come il sospetto abbia determinato quel ciuffo rosso (forse) e dipenda dal fatto sia stata concepita tramite biofibra. Questo va a ricongiungersi con un altro punto di cui parlare: Ragyo.

Quella donna ha un paio di elementi che mi fanno temere il peggio: in primis ha gli occhi rappresentati come fossero una kamui, in secundis la stella dell’orsa maggiore le cicatrici sulla schiena. Queste due cose mi fanno pensare lei possa essere l’unico essere umano al mondo con innestata nel proprio corpo della biofibra. E Nui Harime assumerebbe un ruolo ben più inquietante del “Gran Sarto della Revocs”, a meno che con sarto non si intenda “chirurgo specialista in biofibra”. Temo che Nui abbia biofibra sotto la sua benda viola e che abbia impiantato biofibra anche nel corpo di Ragyo.

Viene quindi da chiedersi quali siano le reali capacità di Ragyo, che ha assunto col sedicesimo episodio l’evidente ruolo di ultimate villain della serie. Parlando di Ragyo si urta un tasto dolente, per me, e si va a parlare di chakra. Come dicevo prima ho apprezzato tantissimo si rimanesse in un ambito più “scientifico”, per quanto fantastico, più che sovrannaturale/spirituale. E il chakra andrebbe a demolire parte di questo bel risultato portato a casa con l’ultimo episodio visto.

Due cose mi portano a parlare di chakra, inteso come energia divina/spirituale: le sette cicatrici di Ragyo, il suo scintillio arcobaleno e il “massaggio” poco ortodosso che la madre ha effettuato su Satsuki. Come buona parte di voi saprà, per vie trasversali o meno, ci sono sette centri principali in cui “risiede” il chakra, ad ognuno di questi è assegnato un colore e un “ambito”, oltre che una zona del corpo in cui è presente. Non vorrei che gli innesti di biofibra, che suppongo siano stati fatti, nel corpo di Ragyo corrispondano a quelle zone della colonna vertebrale che gestiscono i rispettivi sette centri del chakra. Questo spiegherebbe le cicatrici e, in parte, il perché sprizzi luce multicolore (a meno che non sia una scelta estetica potrebbe sottolineare il potenziamento dei sette centri di chakra). Inoltre, durante la “masturbazione terapeutica” di Ragyo si nota benissimo come a Satsuki, nel raggiungimento del climax, si allineino i sette centri del chakra. Al termine di ciò, è la stessa madre a dirle che d’ora in poi la sincronia con la biofibra sarà maggiore. Non mi sento di dover aggiungere una parola di più sull’argomento; ho letto in giro letture che vedevano tutto ciò come una violenza nei confronti di Satsuki ma non mi pare proprio il caso. Per di più non voglio fermarmi a commentare quest’exploit del rapporto madre-figlia.

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Vorrei concludere con un paio di cose: Ryuko sembra rifiutarsi di indossare Senketsu per evitargli il peso di esistere in quanto arma creata ad hoc per una situazione. Si rifiuta di indossarlo. Tsumugu allora decide di distruggerlo visto che d’ora in poi non sarà d’utilità. Ecco, è evidente come Tsumugu e Aikuro abbiano due modi differenti di vedere la cosa; ciò si notava già episodi fa quando Tsumugu avrebbe voluto mettere fine a Ryuko e Senketsu quando andarono in berserk.

Ryuko di sicuro cambierà idea e questi ultimi episodi tratteranno il contrattacco di Nudist Beach al potere dei Kiryuin e della biofibra prima che sia troppo tardi.

Ragyo incarica la figlia di organizzare un festival culturale/sportivo al liceo Honnouji per festeggiare il successo della gita e, in quell’occasione, lei andrà a farle visita. Quale sarà il vero interesse della donna nei confronti dell’istituto?

Ultimo ma non ultimo: nella nuova opening si nota subito come sia Ryuko che Satsuki concorrano entrambe verso lo stesso obiettivo (Ragyo), non trattenendosi dal rivaleggiare tra loro. Un’ipotesi azzardata? Se Ryuko punterà alla donna per ucciderla e porre fine al dominio della biofibra e della Revocs, Satsuki punterà al proteggerla o più probabilmente allo spodestarla.

Ancora due mesi e l’anime più gar e chiacchierato dell’anno 2013/2014 finirà. E non dubito in un crescendo di colpi di scena, o in un unico twist negli ultimi 10 secondi dell’ultima puntata (come in Panty & Stockin with Gartenbelt).

A tra due settimane!

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Pupa – Recensione [01-02-03]

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Dopo un mese, quasi, ecco che arriva anche la prima recensione del secondo anime di stagione, che il sottoscritto ha scelto di recensirvi.

Cosa ho scelto? Pupa.

Piccolo avvertimento, per lavarmi le mani della questione: la serie è pensata per un pubblico di una certa età. Di sicuro visti i temi e l’ambientazione splatter non è mirata a un punto di minorenni.

Il formato di queste recensioni sarà diverso rispetto a quello di Kill la Kill. In primis per il formato stesso dell’anime (sono episodi da 3-4 minuti), in secundis perché vorrei aumentare l’interazione tra me che commento e voi che, spero, risponderete. Cosa voglio dire? Allegati a ogni articolo ci saranno link per visionare lo streaming degli episodi trattati.

Vista questa opzione e la loro brevità, spero di aumentare il numero di persone che potranno godere di questa serie e al contempo confrontarsi con i miei, brevi, commenti al riguardo.

Iniziamo, quindi.

Stream Episodio 1

Stream Episodio 2

Stream Episodio 3

Commento: come avrete visto, lo studio Deen non si è risparmiato dal rappresentare le immagini più crude (visibili per noi mortali solo all’uscita dei BD incensurate) tracciando una linea ben decisa per la trattazione del tema del cannibalismo. Perché, se è vero come è vero, che alla prima occasione la sorellina si sia trasformata in un demone mangiatore d’uomini, già nell’episodio 3 vediamo come la “fame” sia rimasta e la ragazza abbia mantenuto il suo aspetto. Tralasciando per ora i dettagli di trama (come la donna in nero), mi concentrerei sui personaggi e i temi.

I due protagonisti sono profondamente legati anche prima che succedesse l’incidente. Un legame fraterno, solido, caratterizzato dal sacrificio. Vorrei sottolineare come questo sia l’ultimo di una serie di anime che si focalizza su questo aspetto del legame tra fratelli, estremizzandolo con situazioni paranormali o di altra natura. Nell’ultimo periodo c’è stato un discreto fiorire di anime in cui i fratelli si votavano alle sorelline minori, per costrizione da parte di quest’ultime o volontariamente. Mi incuriosirebbe sapere se la cosa è un riflesso della società attuale o uno specchio inverso, ossia un’idealizzazione di ciò che si vorrebbe attualmente all’interno delle famiglie nipponiche.

Ma veniamo all’aspetto che più ha attirato l’attenzione su Pupa da quanto ne fu annunciata la trasposizione fedele: il cannibalismo. La povera Yume, per qualche arcano motivo, sviluppa una smodata passione per la carne umana. Arriverà al punto di divorare il fratello intero, senza farsi fermare dal loro legame affettivo. Io avrei dato il fratello per morto (non so voi, ma con una testa divorata io considero una persona morta) ma ricompare al terzo episodio proponendosi come capro espiatorio. E qui mi viene da chiedere: per quanto possa essere grande il tuo affetto per tua sorella, per quanto possa essere tua volontà proteggere gli altri dalla fame di tua sorella… per offrirti come pasto ogni volta che lei sente l’urgenza di cibarsi di carne umana, devi avere in te una vena autolesionista. Infatti il terzo episodio è rimasto in bilico, a mio modo di vedere, tra una chiave di lettura violenta e una sessuale. Se sostituiamo la fame di carne umana per un altro tipo di fame, si potrebbe giungere allo stesso svolgimento (nel terzo episodio). Ed infatti anche la realizzazione dello stesso (la scena del bagno per intenderci, e la scelta stessa del bagno pubblico) ha consolidato questo mio lieve sospetto. Esisterà davvero questa seconda chiave di lettura per l’opera?

Chiudo con una considerazione sullo sfortunato studio Deen. Era volontà dello studio non censurare la serie, ed è per questo che la serie prevista per ottobre è slittata a gennaio. La ricerca di un’emittente televisiva che permettesse loro di mandarlo in onda senza fasci neri è stata ardua. Ed infine han dovuto arrendersi, preferendo mandarla in onda censurata piuttosto che rinviare di nuovo l’inizio dell’opera.

Peccato, ma di sicuro Pupa sarà uno di quegli anime (come Kill la Kill) di cui recupererò la versione BluRay una volta che sarà disponibile.

Io vi rimando al prossimo articolo tra tre settimane, con altri tre episodi!

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Crimson Wolf [Edito GP] – Anteprima

Crimson Wolf 1 Cvr REVTorna, dopo diverso tempo, una nuova anteprima dalla casa J-Pop & GP; e più precisamente quest’oggi vi presento uno shonen che uscirà sotto l’etichetta GP. L’opera in questione, come evidenziato dal titolo dell’articolo, è Crimson Wolf uscito direttamente dalla matita di Seishi Kishimoto (già autore di 666 Satan e Blazer Drive).

L’opera conclusa si compone di soli 4 volumetti, che usciranno a partire da Febbraio con un costo ciascuno di 4,40 Euro. Corredati dall’ormai classica cura nell’edizione (sovraccoperta ecc). Date queste basilari informazioni tecniche passiamo ad una rapida sinossi.

Trama: immaginate l’animo umano diviso in due emisferi. Il primo, che chiameremo Lupo, è quella parte di noi che esprime i propri sentimenti più “veri” e crudi senza badare al mantenere le apparenze o al fatto che ciò potrebbe danneggiare qualcuno; il secondo emisfero, che chiameremo Pecora, è quello che al contrario del primo tende a nascondere le proprie vere intenzioni/sentimenti/desideri pur di salvare lo status quo e le apparenze con le altre persone. La vita è fatta di equilibri e com’è evidente, prediligere uno di questi due lati porta a conseguenze spiacevoli.

Quando il nostro Lupo viene alimentato (sia che questo abbia modo di esprimersi sia che venga tenuto “soffocato” dalla Pecora) alimentiamo un lato oscuro di noi che cresce come un mostro dalle sembianze caratteristiche del nostro desiderio/sentimento. Quando questi mostri (i nostri Lupi) fuoriescono visibili a tutti ecco che sta ad Ayame intervenire per eliminarli. Eliminare un Lupo lascia la persona (Pecora) in uno stato comatoso incapace di fare alcun che, mentre invece indebolire il Lupo fino a farlo rendere innocuo perfino per la Pecora permette alla persona di tornare ad un equilibrio interno tra le due parti.

Questo è il concetto su cui si basa Crimson Wolf. Ayame costringerà Yoichi ad aiutarla per affrontare i Lupi che si stanno manifestando nella circoscrizione di Grim; Ayame, Lupo senza Pecora (incapace di trattenersi dal parlare onestamente anche se questo la porta ad insultare o ad essere caustica), avrà bisogno di una Pecora senza Lupo: Yoichi (bullizzato e incapace di affrontare i suoi problemi, preferisce ritirarsi in solitari silenzi e subire senza reagire). Oltre a ciò troviamo una trama più ampia (ovviamente) che include la sorella gemella di Ayame e la sua Pecora, il Presidente del Consiglio Studentesco; entrambe le ragazze in cerca di diventare le “vera” Cappuccetto Rosso.

Stile di Disegno: non ho nulla da sottolineare. Mi vorrei soffermare velocemente su un aspetto solo: i Lupi. Dietro ogni Lupo si nasconde un desiderio/sentimento ben specifico, e ben caratterizzati sono anche i mostri che vengono partoriti. Una cosa interessante potrebbe essere il simbolismo dietro ogni Lupo e del perché assuma quella forma. Io purtroppo sono uno che coglie poco questi dettagli; o per meglio dire colgo la loro presenza ma non so identificarli. Ecco perché non seguirà una lettura simbolica dei Lupi e, anzi, mi fermo qui nel commentare il Disegno.

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Viaggiando nella mente e nei ricordi di Ayame, Yoichi si trova di fronte a due diabolici gemelli neonati che divorano le interiora di una pecora. Criptica (ma neanche troppo) allusione al fatto che le due gemelle abbiano divorato la madre nel ventre?

Commento: Se avete notato sono stato piuttosto asettico nel “commentare” l’opera diversamente da quel che faccio di solito. Questo perché volevo inserire tutti i miei possibili pensieri in un unico paragrafo. Come mai? Perché Crimson Wolf non mi ha per nulla impressionato, come mi sarei aspettato, ed anzi quelle poche parole che ho sono negative nei suoi confronti.

Se non tutte, ma buona parte delle mie critiche sono mirate alla narrativa dell’opera, ossia a come sono stati raccontati gli eventi nel primo volume. E le parole che possono racchiudere la mia opinione sono due: veloce (troppo) e caotico.

Io in primis non sono uno che adora quando i manga si dilungano inutilmente, nei loro primi capitoli, nell’introduzione di personaggi e status quo, ma qui accade tutto troppo in fretta come se Kishimoto avesse paura che, dilungandosi un po’ di più, non avrebbe avuto abbastanza mordente sul pubblico. Nel primo capitolo: i due ragazzi si incontrano, lei estrae il Lupo di lui, viene introdotta l’amica d’infanzia del protagonista, lui e Ayame si uniscono per battere il primo Lupo, lo mettono temporaneamente KO. A vederli sembrano pochi eventi, ma mettetevi nei panni del protagonista che passa in 24 ore dal non sapere nulla dell’esistenza di Ayame a sostenerla nella sua lotta contro i Lupi. E i capitoli successivamente non migliorano: se da un lato troviamo un rallentare dal punto di vista dell’azione, dall’altro veniamo inondati di informazioni e pezzi di trama generale come se piovesse.

Ho come il sospetto che il buon Kishimoto si sia trovato di fronte a un contratto che prevedeva un numero limitato di capitoli (e quindi pagine) che l’abbiano costretto a svolgere il tutto con margini di manovra strettissimi. E a queste condizioni sono disposto a chiudere un’occhio. Scenario possibile e anzi non del tutto improbabile.

Ultima piccola nota: c’è una cosa che mi rimane sempre indigesta quando gestita male, come in questo caso, ed è il passaggio da un Io Narrante a un altro. Passare da un Io Narrante a un altro non va a braccetto con l’immediatezza: non mi si può cambiare l’Io Narrante due o tre volte nel corso di una o due pagine. E non più volte nello stesso capitolo: a un certo punto il lettore prende e chiude l’albo.

Cosa che, però, non ho fatto.

J-Pop e GP credono fortemente in questo nuovo shonen targato Kishimoto, e fanno bene: la storia è sufficientemente interessante e accompagnata da dei buoni disegni. Peccato che questa versione di Cappuccetto Rosso sia raccontata male e in modo caotico. Purtroppo capita di trovarsi di fronte a titoli simili, o a loro opposti: storie magistralmente narrate che nascondono un’inconsistenza di fondo sbalorditiva.

Lascio a voi la decisione sull’acquisto o meno della serie ricordandovi tre cose fondamentali:

–          Io ho letto solo il primo volume su quattro

–          I volumi sono, appunto, quattro

–          Il prezzo è di 4,40 Euro l’uno (relativamente basso di questi tempi)

Non mi resta che salutarvi e inviarvi al prossimo dei miei articoli.

Stay tuned!

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Kill La Kill – Recensione [13-14]

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Si torna dopo un mese di pausa a parlare della vicende della nostra Ryuko. Povera Ryuko…

Due episodi over the top che aprono la seconda parte della stagione in maniera inaspettata con una marea di sorprese che, alla fine dell’episodio 12, non ci saremmo aspettati.

Trama 13: I preparativi per la guerra sono l’elemento centrale dell’intero episodio e come ogni personaggio li viva. Satsuki dalle Naturals Election ha ricavato dati per potenziare sia le goku monostella che le tristelle; per il viaggio scolastico tutti gli studenti indosseranno delle divise più simili a tute da ginnastica. Ogni generale (membro del consiglio) sarà caratterizzato da un colore e quindi una città da abbattere.

Ira Gamagori – Giallo – Kobe

Nonon Jakuzure – Rosa – Kyoto

Sanagejama – Verde – Osaka

Inumuta – Blu – Reparto informazioni, responsabile del collegamento e dispaccio informazioni tra i vari fronti

La scuola si prepara alla guerra, ma Ryuko e Mako cosa fanno nel frattempo? Mako è indecisa: vorrebbe andare in gita, ma siccome si tratta a tutti gli effetti di una guerra ha paura di rimanerci secca. A distoglierla dai suoi pensieri giunge  il suo amore Gamagori che la inserisce nella catena di portatori che si occupano di riempire i camion per il trasporto viveri e soldati. Rimane infine incastrata e portata di peso sul fronte. La situazione di Ryuko è un po’ più complessa; la protagonista si è rifiutata di indossare Senketsu da quando è accaduto l’incidente dell’episodio 12. A scombussolare la sua esistenza non sarà Mako, questa volta, ma un giovane ragazzo ex presidente del club di giornalismo (oppostosi a Satsuki e quindi bandito dal suolo della scuola) che invita Ryuko a indossare nuovamente Senketsu e affrontare la presidente. Ryuko lo farà e scoprirà a suo danno che in realtà il giovanotto non era altro che Nui Harime travestita, animata dalla voglia di combattere il 2° round con Ryuko. Lo scontro è breve, Ryuko si trattiene dall’andare in berserk come in precedenza e accade l’impensato: Nui riduce a brandelli Senketsu.

Facciamo un passo indietro. Satsuki in questo episodio fa visita alla madre mettendo in chiaro le cose: se la madre manderà ancora qualcuno per intralciare i suoi piani non ci andrà leggera come la volta appena passata. Ragyo nega di aver mandato Nui, ma che abbia lei fatto tutto di testa sua. Credibile come una banconota da 3 Euro. Approfondirò in seguito questo bizzarro legame madre-figlia.

Sta di fatto che sarà Satsuki, ancora una volta, a salvare Ryuko fermando Nui e costringendola ad andarsene. Ma la presidente non è né stupida né caritatevole, ecco quindi che raccoglie tutti brandelli di Senketsu. Obiettivo? Cucirli su alcune uniformi goku, di studenti selezionati, per studiarne gli effetti di potenziamento. L’unico pezzo di Senketsu che rimane in mano alla protagonista è il lembo corrispondente all’occhio.

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Trama 14: Non mi soffermerò troppo a descrivervi tutti i fronti di combattimento, e le varie peculiarità delle varie scuole. Quanto su i vari dettagli che ritengo davvero importanti o che mi hanno fatto ridere come un deficiente. Iniziamo subito col dire che Ryuko appena sveglia decide di imbarcarsi nell’impresa di recuperare tutti i brandelli di Senketsu per ricomporli. Aikuro Mikisugi raggiunge il primo posto, pari merito con Mako, come miglior personaggio dell’episodio decidendo di abbandonare il suo ruolo in incognito all’interno della scuola e di rivelarsi come membro del Nudist Beach entrando in azione. Saranno gli slip viola e i capezzoli luminescenti a dargli la forza.

Mako si ritrova ad Osaka, tra gli studenti sotto il comando di Sanageyama, città del denaro. Osaka, e il presidente d’istituto della scuola di punta, sono stereotipi classici (i pare di aver capito) di come il Giappone veda la città e i suoi abitanti. Lo stesso vale per le altre città. Osaka, votata al denaro; Kyoto, votata alla tradizione come antica capitale; Kobe… non ho ben capito cosa.

Studenti e presidenti sono caratterizzati a seguito degli stereotipi sopra citati (a Osaka gli studenti hanno mitra che sparano soldi). Perché mi fermo principalmente su Osaka? Intanto è il posto dove si ritrova dispersa Mako. Poi perché è il punto debole del tridente di Satsuki. Sanageyama si trova infatti in difficoltà di fronte alla tenacia di studenti e abitanti della città. Tanto che interverrà direttamente Satsuki in persona. Ma torniamo a Mako; alla ragazza non par vero di poter camminare per la città e vedere soldi sprecati come carta straccia e ne approfitta subito per recuperarli, tagliare la corda dal fronte e godersi la sua gita scolastica andando per stand di cibo tradizionale.

Durante l’assalto portato alle tre città, i tre generali si vedranno parare davanti Ryuko nella sua tenuta da motociclista (da qualche parte ho letto sia un riferimento al primo Kamen Raider) pronta a fare il culo a quegli studenti prescelti con il brandelli di kamui cucito al braccio. Notiamo subito come Ryuko sia diventata molto più forte nel corso di questi  14 episodi e riesca a battere studenti in possesso di una goku senza avere indosso la sua kamui, ma solo grazie alla sua forbice. Ma c’è un pezzo di uniforme che manca all’appello… il guanto per la trasformazione è in possesso (o è meglio dir indossato) da Satsuki. Senza quello Senketsu non può trasformarsi.

L’episodio si conclude a Osaka, Sanageyama e Satsuki contro la cittadinanza, Ryuko che ha recuperato tutti i pezzi e si ritrova con Mako.

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Commento: Ho una marea di cose di cui parlare oggi che non so da dove cominciare. Argomenti sia relativi agli episodi che a Kill la Kill in generale. Iniziamo dal principio, facciamocela facile.

Nell’episodio 13 l’elemento più importante è l’incontro tra Ragyo e Satsuki, oltre che il meeting di lavoro di Ragyo. La Revocs Corporation nasce per “soddisfare il peccato primordiale dell’uomo”. La sete di conoscenza? La volontà di porsi pari a Dio? No, niente di tutto ciò. Si tratta infatti del vestirsi. L’uomo, presa coscienza di sé ha fatto una cosa che non avrebbe mai fatto prima, il primo passo dopo la consapevolezza di essere uomo è stato accorgersi che era parimenti nudo. Sebbene la Revocs sembra sia nata come azienda di abbigliamento, ora comprende un sacco di altre industrie e aziende tale da diventare una cosa più simile a una multinazionale sovragovernativa. Il 99% dell’offerta nel mercato dell’abbigliamento mondiale è supplita dalla Revocs. L’uomo, da che mondo è mondo, ha sempre cercato di coprirsi e sempre cercherà di nascondere il suo corpo e le sue nudità. Il dominio mondiale di Ragyo sembra quasi del tutto ultimato, al pari di sua figlia. Satsuki infatti si ritrova a dover schiacciare le ultime resistenze nel Kansai per poi aver il dominio totale nell’istruzione giapponese. Ma ecco che qui mi si scombussola il sistema di rapporti tra madre e figlia. Se prima pensavo ci fosse una sorta di conflitto con barlumi di emulazione, ora penso ci sia dell’altro. Infatti se in un primo momento pensavo che il progetto di Satsuki fosse proprio della ragazza, elementi nuovi mi fanno pensare che le due non siano troppo contrapposte l’una all’altra. Il progetto di Satsuki dovrebbe infatti servire per testare le goku su delle “cavie” per un progetto su più vasta scala pensato dalla madre. Come a dire “Satsuki, la mamma ha  creato questo nuovo giocattolo. Giocaci coi tuoi amici e dimmi cosa c’è da migliorare che così quando lo venderò sarà perfetto”.  Il problema è che Satsuki è una persona forte e indipendente quanto la madre e rifiuta qualsiasi aiuto e supervisione nel progetto, da qui la sua rabbia nei confronti della visita di Nui. Ma ecco che la visita di Nui, evidentemente voluta dalla madre si tinge di tinte strane: perché la madre non ritiene Satsuki capace di occuparsi della faccenda da sola? A mio avviso ne sa più della stessa Satsuki… o forse è solo una madre che si preoccupa.

Episodio 14, Aikuro Mikisugi. Come se non fosse abbastanza chiaro, i Nudist Beach sono per la distruzione della Life Fiber e delle Kamui. Ciò è sottolineato dall’armamento di Tsumugu, dalle forbici create da Isshin Matoi e dal fatto che girino tutti nudi a onore dei loro stessi corpi. A sostegno della tesi opposta a Ragyo: nella nudità non c’è vergogna, i vestiti sono solo una convenzione.

Episodio 14, i licei del Kansai e Mako. Sono rimasto profondamente soddisfatto della caratterizzazione particolare di ogni liceo (a parte Kobe, distintosi per ospitare una delegazione americana) soprattutto quella di Kyoto coi 4 Studenti Anziani. Particolare menzione va a Inumuta capace di dissipare le illusioni dei 4 Studenti Anziani e a Mako. La piccola Mankanshoku si rivela, infatti, una provetta allieva di Ken della divina scuola di Hokuto. La guerra è appena iniziata, Satsuki ha appena fatto la sua discesa in campo, chissà come andranno le cose. Io mi aspetto un tradimento al tempio Honnoji, sia chiaro.

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Tatatatatatatata! [cit.]
Prima di procedere verso l’ultimo punto che vorrei analizzare quest’oggi, che mi prenderà un po’ di righe, vorrei soffermarmi su un paio di interpretazioni che ho trovato in giro per il web.

La prima lega i 4 del Consiglio Studentesco alle 4 Scimmie Sagge (Non vedo il male, non dico cattiveria, non sento malignità, non faccio scorrettezze) la seconda rimanda i collaboratori di Ragyo ai 4 punti cardinali, associati a una belva mitologica e Ragyo al Drago D’oro. Sebbene trovi un po’ forzata la seconda, la prima è molto calzante. Per risparmiarmi parole vi linko un’immagine esplicativa.

Veniamo al punto “dolente” di Kill la Kill da due settimane a questa parte: la polemica di plagio. Ne avrete sicuramente letto in giro: sembra che Kill la Kill si rifaccia a un manga di anni fa, passato in sordina (uno dei tanti). Troppi elementi sembrano coincidere con Gakuen Noise, il manga suddetto, e gli autori originali non sembrano averla troppo bene.

Era mia intenzione leggermi i 4 volumi in questione e riportarvi un confronto approfondito e come si deve, ma purtroppo si trovano solo le Raw e quindi posso solo fare affidamento all’apporto visivo del manga.

E dopo essermi informato, e aver visionato il manga, posso dire che è inequivocabile: Kill la Kill e Gakuen Noise condividono tanti di quegli elementi che parlare di caso sarebbe imbarazzante. Vogliamo citarne alcuni? Il protagonista (in Gakuen Noise è un ragazzo) si iscrive a questo liceo (che controlla tutta la città) per poter indagare sulla morte del suo migliore amico e poterlo vendicare; porta con se un oggetto a memoria del suo amico, una sciarpa rossa; la divisa da teppista del protagonista è identica a quella di Mako Fight Club. E mi fermo qui.

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Il bellimbusto ammanettato è il protagonista.

Un caso? No. Ma allora Kill la Kill è Gakuen Noise? No. La vera questione, delicata per altro, è: quando si tratta di plagio? Quanti devono essere gli elementi in comune tra due opere per rendere una un plagio dell’altra? E quali devono essere questi elementi? Recentemente la gente seria che discute di tale materia tende a distinguere tra forma e contenuto, applicando due pesi e due misure. Cosa a mio parere non scorretta e, anzi, più che sensata nel caso della fumettistica dove copiare l’estetica di un personaggio o copiare un’intera tavola ha un peso diverso che copiare l’impianto narrativo. E’ difficile oramai parlare di plagio narrativo, in quanto è estremamente difficile creare un concetto che sia radicalmente nuovo e quindi si ricade sempre nei grandi temi classici per poi adottare una narrazione più personale ma comunque che fa riferimento (volontariamente o involontariamente) a opere passate.

Tendo quindi a perdonare queste accuse di plagio, anzi tendo più a vederlo come un tributo a un’opera poco conosciuta che i creatori di Kill al Kill hanno voluto far riscoprire (per vie traverse e discutibili). Quanti di noi avrebbero sentito parlare di Gakuen Noise senza che sbucasse fuori quest’accusa di plagio? Per di più, se l’impianto della storia iniziale è simile, non posso essere così sicuro che lo sia pure lo sviluppo. Purtroppo non leggo i kanji, ma non mi pare che Gakuen Noise si sviluppi attorno ad una sorta di Life Fiber.

Un paragone simile, che ad alcuni farà storcere il naso, è quello che vedo tra Hunger Games e Battle Royale. Quasi tutto qui li conoscono entrambi e, anzi, conoscono il secondo ben prima del primo citato; ma quanti dei non appassionati al mondo manga possono dire di conoscere il romanzo originale di Battle Royale (dal quale si è ispirato il manga)? Hunger Games si rifà sfacciatamente (e chi lo nega lo prendo a randellate sulle gengive con una spranga ossidata) a Battle Royale come concept di base e lo sviluppo anche se diverso ha delle similitudini a livello generale. La mia speranza, quando ho visto Hunger Games diventare così noto, è stata subito per una riscoperta del dimenticato romanzo di Takami del ’99.

Sebbene dubiti questo fosse l’intento di chi ha scritto Hunger Games, sono più propenso a credere che lo studio Trigger avesse davvero in mente un tributo a Gakuen Noise.

Io vi rimando tra due settimane, quando spero saremo nel vivo della guerra. Se la prossima volta ritarderò un po’ nel far uscire l’articolo sappiate fin d’ora che sarà a causa dei miei esami di Febbraio.

Alla prossima!

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Kill La Kill – Recensione [03-04]

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Com’è naturale che sia, nella recensione di oggi discuteremo prevalentemente dell’episodio 03 e delle sue implicazioni. Lo 04, per quanto esilarante, a livello di trama offre pochi argomenti di discussione.

Trama 03: Inizia tutto con un brevissimo flashback si Satsuki che ci mostra la sua kamui, Junketsu (Purezza). Un abito a quanto pare lasciatole dal padre quand’era bambina.

Ma ci si sposta subito nell’aula 2K dove si svolge sempre la solita lezione di storia sull’ascesa di Hitler al potere nel ’33; c’è chi si fa gli affari suoi, Mako dorme mentre Ryuko cerca di trapanare il cranio del professore con lo sguardo. Nell’episodio precedente il prof. aveva promesso di raccontarle di più sulla sua kamui dopo che avrebbe sconfitto la presidente del Club di Tennis. Ciò è avvenuto e la ragazza è impaziente. Il docente sembra evitarla ma ben presto le indica un sicuro luogo d’incontro al riparo da sguardi indiscreti tramite un post-it sulla schiena dell’amica scema della protagonista. E nell’antro buio, che è l’appartamento del prof. Aikuro, vengono dette due parole: Life Fiber. Fibre tessili per il combattimento dotate di vita propria. Nelle uniformi Goku, il numero di stelle identifica la percentuale presente di quelle fibre. Fibre che permettono di pompare le abilità fisiche dell’indossatore. E fin qua c’avevamo preso tutti alla fine del secondo articolo dell’altra volta. E’ anche evidente che le kamui sono intessute col 100% di Life Fiber. A detta di Aikuro il clan di Satsuki conosce il segreto delle kamui, come anche il padre di Ryuko. E a quanto pare, la morte di Isshin Matoi è stata causata proprio dal clan Kiryuin nel tentativo di rubare Senketsu e monopolizzare i segreti delle kamui. E anche qui, nulla di sorprendente. Come non ci sorprendiamo nello scoprire che il professore era un aiutante di Isshin e che nella scuola è solamente un infiltrato con l’obbiettivo di scoprire gli intenti del clan Kiryuin. L’unica cosa che rimane incerta è l’identità dell’assassino di Isshin Matoi; Aikuro non è sicuro, infatti, si tratti di Satsuki.

Nel frattempo il Club di Cucito sta portando avanti un esperimento: far indossare una Goku Pentastelle. Esperimento che fallisce per il troppo potere intriso nella divisa che causa la trasformazione in berserk dello studente oggetto d’osservazione. A quanto pare il limite massimo di Life Fiber che un essere umano (particolare) può sopportare è il 30%. Tutto questo per sottolineare l’incredibile potere di una kaui e del suo possessore che riesce a dominarla.

Contemporaneamente Satsuki fa visita alla sua villa, non per vedere i genitori, ma prendersi Junketsu. La kamui della ragazza è tenuta sotto chiave e il maggiordomo che si occupa della casa le impedisce di prenderla a nome dei suoi genitori. La madre ha vietato il recupero anche alla stessa figlia. Ma senza perdere un attimo, Satsuki si denuda e indossa la kamui senza timore e il “risveglio” di Junketsu viene percepito da Senketsu, in casa di Mako.

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Il giorno seguente, a scuola, Satsuki accoglie in grande stile la nuova arrivata accettando la sfida dei giorni precedenti. Inizia quindi un duello tra le due. Sotto il comando di “Life Fiber Override” Satsuki dà il via alla trasformazione della sua kamui. E già notiamo differenze rispetto alla trasformazione di Ryuko: la divisa si imbeve totalmente di sangue dopo aver introdotto microaghi per succhiarlo al corpo della ragazza. La lotta è impari: mentre Ryuko dà fondo alle sue energie e ottiene minimi risultati, Satsuki dispiegando minime energie riesce a controbattere a ogni attacco della protagonista e, invece, mantiene un ruolo di primo piano nel combattimento. Al punto tale che Senketsu torna ad essere una normale divisa per prevenire una perdita di sangue eccessiva da parte di Ryuko. Comincia a profilarsi il motivo per cui Senketsu non mostra il massimo dei suoi poteri; la burbera divisa accenna al fatto che Ryuko non la sta indossando, nonostante sia indosso alla ragazza. Ecco quindi che il problema vero è la ragazza e il suo imbarazzo nel mostrarsi seminuda. Tale vergogna porta il suo cuore a respingere Senketsu, il quale non può attingere a tutto il sangue della ragazza e manifestare tutti i suoi poteri. Solo quando la ragazza accetta la nudità, Senketsu mostra la sua vera forma. Nudità metaforica, in quanto s’intende d’indossare la divisa come fosse la sua pelle e diventare un uno unico. Abbandonata la vergogna del corpo esposto ecco che la protagonista può combattere alla pari con la presidentessa del consiglio di istituto. Ma non è solo la divisa a digievolvere, anche la spada di Ryuko si modifica (tutto ciò va a sostenere la mia tesi che la forbice sia intrecciata con la fibra più di quel che sembra).

Ma non assistiamo solo a uno scontro puramente fisico, a scontrarsi sono i due personaggi quindi con volontà e aspirazioni diverse. Se ci sentiamo più vicini alla vendetta di Ryuko, dal punto di vista di Satsuki questi bassi desideri non sono meritevoli della risposta alla domanda topica di cui Ryuko va alla ricerca. Il tutto si conclude con una sfida da parte di Satsuki. Questo scontro verrà ripreso, e le domande troveranno risposta, dopo che Ryuko avrà affrontato tutti i responsabili dei club, i membri del consiglio studentesco e chi più ne ha più ne metta. Di fatto Ryuko non ha sconfitto Satsuki quindi, dal suo punto di vista la presidente non si sentiva in dovere di risponderle al momento ma “dall’alto della sua bontà” le ha offerto una seconda possibilità.

Queste dubbie scelte della presidente impensieriscono Aikuro.

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Trama 04: Sarò breve e conciso. Una volta a semestre il comitato disciplinare organizza una giornata che sfoltisce il numero di studenti all’interno della scuola. Lo scopo degli studenti, senza stelle sulle uniformi, è arrivare a scuola per le 8:30; sarebbe facile se il comitato disciplinare non ponesse trappole lungo tutto il percorso. Trappole mortali di morte che uno muore [cit.]. Chi non riesce ad arrivare a scuola per l’orario prestabilito viene espulso dalla scuola e dalla città stessa. Mako e Ryuko iniziano il loro viaggio con due handicap a loro sfavore: niente Senketsu (la madre di Mako la sta lavando e facendo asciugare) e Maiko. Chi è Maiko? Una studentessa anonima, si direbbe; il problema è che infine si scopre come questi sia in realtà la responsabile dell’organizzazione delle trappole per le “giornate speciali”. S’è aggregata per tutto il viaggio, fingendosi debole, con lo scopo di rubare Senketsu e usarlo per spodestare Satsuki e regnare sulla scuola. Inutile dire che tale “nemico” si rivela dello stesso spessore di Jesse & James in Pokèmon (volutamente).

Un finale ovvio (Ryuko e Mako riescono ad arrivare in classe al pelo) per una puntata briosa e movimentata volta a rilassare gli animi dopo l’episodio precedente.

Commento: C’è una teoria interessante che ho letto in giro e che vorrei proporvi. Più che teoria, è una chiave di lettura dell’opera. Potrebbe sembrare forzata a prima vista, ma ripensandoci ha senso (a mio avviso).

Iniziamo con l’istituire un paragone tra le kamui e lo “sguardo maschile“. Le kamui mettono in evidenza tutti quei punti che di solito attraggono lo sguardo maschile verso il corpo di una donna (seno, inguine, cosce, sedere ecc). Punto secondo: Kill la Kill come storia di formazione. Una storia di formazione che ha come protagonista non un protagonista ma una protagonista. Una ragazza che, metaforicamente, si trova ad affrontare la pressione messale addosso dalla società adulta spesso e volentieri maschilista. Indossando la kamui, Ryuko tramite una “offerta” in sangue ottiene la capacità di trasformarsi in guerriera, con il “difetto” che la kamui porta a mettere in mostra quelle parti del corpo che interessano fortemente gli uomini, ponendola in forte imbarazzo. La kamui diventa quindi una metafora della pubertà femminile e di come le giovani donne vengono viste tramite la lente dell’occhio maschile. Ma questo denudamento non degrada la figura femminile a quella di oggetto, ma anzi favorisce una trasformazione in combattenti dalle doti smisurate. A sintesi di tutto ciò: non puoi controllare il modo in cui la gente ti guarda, ma non vergognartene. Tu puoi trarne forza e usare tale forza contro quelle stesse persone che ti guardano e giudicano in un certo modo.

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Voi che ne pensate? Possibile o forzata?

Non mi soffermo ulteriormente sulla forma con cui è reso quest’anime perchè se il terzo episodio è un assaggio di quanto dovremmo aspettarci negli ultimi episodi ci sarà da aspettarsi l’inaspettabile. Se le cose andranno come penso, nei prossimi episodi ci sarà l’escalation di avversari fino ad arrivare a Satsuki. Ma ciò che veramente mi intriga è la sotto trama che riguarda il clan Kiryuin e Isshin Matoi. Infine qualcosa mi dice che Aikuro non è uno svitato come sembra, ma anzi un potente alleato che saprà rivelarsi al momento opportuno (voleva aiutare Ryuko contro Satsuki! E non aveva una kamui, lui!)

Alla prossima settimana gente!

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Manga of the Dead [Edito GP] – Anteprima Lucca

MANGA-OF-THE-DEAD-regular-jacket222Una delle domande classiche che, di solito, ci si pone a qualche settimana da Lucca Comics è: quali saranno le anteprime/nuove uscite? Che sia in ambito Games o Comics, oltre agli ospiti, una delle cose più attese sono le novità del mercato presentate in quei padiglioni affollati che sembrano una schermata di Pacman.

Ecco, noi possiamo già darvi un paio di dritte in merito per quanto riguarda le testate J-Pop e GP. Io e Regola ci siamo spartiti due titoli che usciranno sotto le due etichette, ed io oggi vi porto la mia recensione. In quella di Judge ho lasciato un indizio in merito per il titolo che recensirà il buon Regola. Io, oggi, vi parlerò di Manga of the Dead.

Potreste non averlo mai sentito nominare in quanto non è un manga vero e proprio, ma un volume unico che raccoglie one-shot di autori noti attorno a un tema horror ben definito. E come avrete capito, le pagine pullulano di zombie. Raccolta di otto racconti uscita l’anno scorso che porta dentro di sé firme note. E ve li cito tutti così da rendere l’idea.

Katsuya Terada (Sayukiden), Hitoshi Kino, Atsushi Fukao, Tomohiro Koizumi (Life is Dead), Sachiko Uguisu (Shibito no Koe o Kiku ga Yoi), Toranosuke Shimada, Shinichi Hiromoto (Bushido, Hells Angels, Fortified School), Masaya Hokazono (Emerging) e qualche altro nome che si è dato a illustrazioni e non storie. Nomi come Rei Hiroe (Black Lagoon), Hiroaki Samura (L’Immortale) e Jiro Matsumoto (Freesia). La cover del volume è stata realizzata da Sho-u Tajima (MPD Psycho).

E dopo aver fatto l’appello, iniziamo. Premetto che recensirò il volume nel suo complesso e non storia per storia. E, altra cosa importante, non ci è concesso pubblicare immagini di questo volume per volontà della casa editrice giapponese. Le immagini che vedete sono le cover del volume in questione e di un autore presente nel raccolta, ma non del suo manga presente!

Trama: otto autori, otto storie. Quindi anche otto punti di vista differenti dello stesso tema, gli zombie appunto. Ma c’è un punto fondamentale che mi trovo, personalmente, ad affrontare ogni volta che leggo un manga definito “horror”. Tale genere presuppone lo scopo di incutere timore/paura nel lettore o quantomeno generare la sua bella dose di suspense tale da non permetterti di respirare fino alla conclusione dell’opera. Anche se quest’ultima è forse più la definizione di thriller, per me si adatta comunque bene negli escape horror in cui, corri corri, devi andartene da un’ignota minaccia. Il punto è: è possibile ottenere quest’effetto solo tramite un racconto, una storia? Senza immagini e suono? C’è da dire che esistono romanzi e libri horror, ma a mio avviso solo pochi autori riescono davvero a inocularti la fastidiosissima sensazione di disagio. E nemmeno tutte le volte. Prendiamo un maestro per eccellenza, Lovecraft, e la sua raccolta di racconti brevi (per rimanere in linea con la trattazione di oggi). Di tutti i racconti letti, solo alcuni (per quanto mi riguada) hanno colto davvero nel segno; tant’è che dopo aver letto I ratti nei muri alle 3 di notti mi son detto “Mai più! [cit.]”.

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Shinichi Hiromoto – Fortified School

Dove voglio arrivare? Far paura o mettere a profondo disagio una persona è difficile, solo con la scrittura. Ci vogliono abilità narrative non da poco. Ed è per questo infatti che non tutte le storie all’interno di Manga of the Dead (MoD d’ora in poi) sono horror. Animeclick, per levarsi il pensiero, ha buttato dentro tutti i generi presenti: azione, avventura, drammatico, scolastico, arti marziali, fantascienza e horror. Questo per arrivare a dire che alcuni autori han deciso di andare sul classico e sfruttare le loro pagine per realizzare un seinen d’azione in cui si affettano zombie (alla Highschool of the Dead) mentre altri hanno puntato sul dramma di due bambini che si ritrovano soli al mondo dopo che i genitori si son trasformati in mostri mangiatori di carne umana e così via, ad ognuno il suo. Ed è questo il bello delle raccolte: i punti di vista. Lo stesso vale per MoD; non tutte le storie mi son piaciute, lo ammetto. Una o due le ho trovate proprio brutte e senza senso (a livello di trama, non di rappresentazione) oppure dalla buona idea ma rese proprio male. Alcuni autori li conoscevo e li ho “ritrovati” nei loro one-shot di Mod, altri invece sono stati una scoperta.

In definitiva? All’interno della raccolta abbiamo dei punti di narrazione alti e ben resi assieme ad altri un po’ insipidi. Ma la raccolta ne esce, a mio avviso, rafforzata da quest’eterogeneità. Qualcuno mi potrà obiettare: “Ma se certi capitoli son brutti come può uscirne in positivo l’intero volume?” Perché in questa sezione io parlo di Trama, e alcuni dei capitoli che non mi son piaciuti si sono “salvati in corner” tramite lo stile di disegno dell’autore. Qui entra quindi in gioco una valutazione personale dell’opera che dipende dal gusto estetico per “come sono rappresentate le cose”.

MANGA-OF-THE-DEAD-VARIANT-jacket222Stile di disegno: una decina di stili di disegno riuniti in un solo volume e uno più diverso dell’altro. E devo dire che, nonostante tutto, ogni stile di disegno si adatta perfettamente alla storia raccontata. Questo va ad indicare che ogni autore ha potuto sviluppare una storia il più possibile nelle sue corde in modo tale da rendere al meglio. Questa mio opinione è completamente slegata al discorso prima portato avanti in Trama: stile e trama possono andare a braccetto senza che però debbano piacermi entrambi per forza. Prendiamo, ad esempio topico, Shonen Zombie di Shinichi Hiromoto; il suo stile di disegno a me piace parecchio. Sembra grezzo, i personaggi  paiono tagliati fuori da un ceppo di legno con un’accetta ma sotto sotto c’è una “precisione” e chiarezza nella scena che non so da dove venga fuori. Ecco, la sua storia l’ho trovata un po’ banale e bonacciona. Mentre la storia di Sachiko Uguisu è la storia perfetta, la migliore del volume. Capace di racchiudere in poche pagine un dramma e di renderlo al meglio col suo stile. Le illustrazioni singole (a doppia pagina) sono un tocco in più alla raccolta. Una di queste mi piace da matti e mi spiace non potervela mostrare.

Edizione GP: il volume non presenta pagine a colori, sarà presente la classica sovraccoperta. Attenzione! A Lucca sarà possibile reperire il volume con una variant cover in edizione limitata! Quella bianca, per intenderci. Il volume avrà un costo di 9,90 Euro. Un po’ più di un volume normale. Per concludere, ve lo consiglio? E’ qualcosa, a mio avviso, di inusuale e per tale motivo è un volume “selettivo”, nel senso che screma per bene il suo pubblico. A me è piaciuto, tutto sommato. E’ vero ci sono alti e bassi, stili di disegno che possono piacere o meno… ma nel complesso è un buon prodotto. Non aspettatevi la paura e l’orrore, ma storie su quello che potrebbe succedere se mai un’apocalisse zombie capitasse.

Io vi invio quindi a settimana prossima, quando Regola parlerà del secondo titolo a nostra disposizione. Titolo J-pop.

Alla prossima!

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Kill La Kill – Recensione [01-02]

Iniziamo, infine, la stagione autunnale di recensioni con il primo, corposo, appuntamento. Come già detto sia qui che su FB, quest’autunno mi occuperò di uno dei due anime più attesi della stagione: Kill la Kill. Un anime non derivato da altri supporti (manga, light novel ecc) ma che ha dato vita a un manga iniziato il 4 Ottobre. Ricordo che ogni appuntamento tratterà 2 episodi e che quindi ci incontreremo a settimane alternate per le recensioni, ma un commento breve breve potrebbe scapparmi sulla pagina FB. Ma direi di finirla coi convenevoli e andare subito al dunque, non prima di un avvertimento.
Lo metto in chiaro subito: se volete leggere il mio commento al riguardo dell’anime, skippate subito a fondo articolo. E’ brutto da dire, ma c’è poco da fare: i mie articoli sono lunghi. Anche se… la Trama non è semplice resoconto ma è farcita anche di opinioni personali che non ho inserito nel Commento per non appesantirlo; però per chi ha visto l’episodio potrebbe risultare pesante da leggere.

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Trama:

1. Inizia tutto con una lezione di storia sulla nascita del Nazi-fascismo interrotta dal Responsabile del Comitato Disciplinare (uno di 5 membri del consiglio di Istituto). Qualcuno in quell’aula ha rubato un’uniforme. Lo studente in questione, sentendosi ormai braccato, tenta la fuga ma viene rapidamente fermato. Senza via d’uscita decide di indossare l’uniforme rubata: Goku Mono-stella. Neanche il tempo di un battito di ciglia e le capacità fisiche di questo studente cicciottello vengono incrementate di molto permettendogli agilità e forza prima insperate. Noi non ci stiamo capendo nulla ma ci viene in aiuto Gamagori, il Responsabile Disciplinare, che ci spiega che esiste una gerarchia tra le uniformi Goku, all’interno della scuola, determinata dal numero di stelle (Mono-stella, Bi-stelle, Tri-stelle). Più stelle, più potere. Inutile dire che i membri del consiglio di Istituto hanno le uniformi con più stelle (3) e via via a scendere verso gli studenti normali senza alcuna stella. Ucciso lo studentello ribelle, fa la sua prima comparsa la Presidente del consiglio d’Istituto Kiryuin Satsuki, che dall’alto del suo poggio osserva con fare marziale le vicende che si susseguono nella sua scuola senza prendervi parte direttamente.

Kiryuin-Satsuki
Il giorno dopo, tramite l’arrivo della studentessa trasferita Ryuko Matoi, vediamo come la struttura della città sia piuttosto particolare: piramidale e suddivisa in fasce in base alla ricchezza degli inquilini; in cima a tutto l’Accademia Honnouji in tutto il suo bianco fulgore. Dopo un rapido scontro con dei teppistelli di strada e la sorella di uno di questi, Ryuko si dirige al suo primo giorno di scuola. E si ritrova vicina di banco con Mako, la sorella di cui prima. Mako è, a mio parere alimentata da un reattore a fusione nucleare di idrogeno, sennò non si spiega l’enorme quantità di energia che questa tizia riesce a sprigionare in tutto quello che fa: non nel senso di forza ma di ragazza esagitata e iperattiva. E’ Mako a illustrare a Ryuko come funziona la gerarchia delle uniformi e, fatto interessante, è la Presidente a darle in base alle abilità specifiche dell’individuo. Durante una “perlustrazione” di Satsuki, al cui passaggio gli studenti si inchinano, Ryuko la sfida apertamente con le idee ben chiare in testa. Ha una domanda per la Presidente, se sa chi possegga l’altra metà di quell’enorme forbice rossa che Ryuko usa come spada. E siccome nulla è per caso, pare che Satsuki ne sappia qualcosa su quel paio di forbici. Carica di rabbia, la protagonista si scaglia sulla Presidente ma viene bloccata, molto poco gentilmente, dal presidente del Club di Boxe (Goku Bi-stelle) Fukuroda. Dopo uno scontro che vede perdente Ryuko, la scena si sposta nella sala del Consiglio studentesco dove facciamo conoscenza di tutti i membri. Satsuki sa bene che quella forbice è creata apposta per sconfiggere le uniformi Goku e sembra anche riconoscere il cognome di Ryuko, Matoi.

ryuko
Ma torniamo a Ryuko che, fuggita, ora è alla sua vecchia casa abbandonata e cadente. Scopriamo che il padre è stato assassinato con le forbici rosse e che l’assassina o ha lasciato metà forbice nel corpo del padre, o ha rubato metà della forbice dopo averlo ucciso. Sta di fatto che Ryuko si dispera per la sua debolezza che le impedisce di scoprire l’assassina del padre e vendicarlo, fino a quando non cade in una botola. Botola aperta dal professore che qualche volta si è intravisto nel corso della puntata. Un professore che per certi versi mi ricorda Rioji Kaji; ad ogni modo, quest’uomo non si fa vedere e lascia sola la protagonista. La ragazza, sanguinante e ormai a pezzi, risveglia sotto cumuli di robaccia un’uniforme da marinaretta. Sembra una cosa scema, ma quest’uniforme ha occhi (a dire il vero uno solo, l’altro è bendato) e parla. Quest’uniforme ha voglia del sangue della ragazza e la obbliga a indossarlo. Transizione.
Il giorno seguente, a scuola, Fukuroda rapisce Mako (volendola giustiziare) per far venire allo scoperto Ryuko per combatterla su un ring regolamentare. Ma ora sorge spontanea una domanda: perché il preside non fa nulla contro tutto ciò? Beh il direttore del consiglio di amministrazione dell’accademia è la madre di Satsuki…
Dopo una dinamica entrata in scena, Ryuko si mostra in tutto il suo nudo splendore. Perché diciamocelo, quando Senketsu (l’uniforme parlante) si trasforma da semplice uniforme a semi-mecha diventa un out-fit che definire sexy è riduttivo. E non diamo per scontato che a Ryuko piaccia essere così esposta, infatti il suo costante sguardo imbarazzato dopo che Senketsu si trasforma la dice lunga. Lo scontro si chiude ovviamente a favore della ragazza ma ci sono due particolari da annotare (che discuteremo nel commento finale): in primis l’uniforme, dopo essersi trasformata, ha un ulteriore power up che, a quanto c’ho capito, consiste nel modificare la densità dell’intreccio del tessuto che permette in un aumento di prestazioni da parte di Ryuko; in secundis ogni volta che Ryuko fa a pezzi una divisa Goku, assorbe dalla presa d’aria dorsale di Senketsu un filo rosso lucente che sembra vada a incorporarsi alla divisa della ragazza. Tutti i membri del consiglio studentesco sono sorpresi, tranne Satsuki. La presidente sembra conoscere la natura di quell’uniforme ma non da dove la ragazza l’abbia recuperata, è quindi Ryuko stessa a dichiarare che l’uniforme è eredità del padre e la spada del suo assassino.

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2. Il secondo episodio, la farò breve e capirete perché nel commento, riprende dal punto in cui ci eravamo lasciati e quando sembra che la presidentessa stia per sbottonarsi un pochettino, Ryuko è costretta a ritirarsi per via del dissanguamento. Senketsu (Sangue Fresco) funziona tramite il sangue che “beve” alla ragazza, ma bevi bevi Ryuko rischia di lasciarci la pelle per il dissanguamento. Svenuta per strada, la ragazza viene tratta in salvo dai teppistelli e curata dal padre di Mako, dottore di professione. Altro dettaglio svelato, le residenze degli abitanti della città vengono stabilite in base al numero di stelle che i figli hanno sull’uniforme all’accademia. Per questo Mako e famiglia vivono nella periferia disastrata.
Spostandoci in una delle sale dell’accademia (quella del Club di Cucito) dedicata al confezionamento di altre uniformi Goku saltano fuori gli intenti della Presidente Satsuki. La giovane sembra voler espandere il controllo su tutta la nazione, tramite le scuole (inizialmente) introducendo il sistema delle divise Goku su vasta scala per poter avere sotto controllo tutte quelle masse che sono “maiali travestiti da umani”. Dopotutto, le divise scolastiche giapponesi più tradizionali hanno sempre ricordato le divise militari. Il prossimo passo del progetto è assoggettare la regione dell’Hokkaido tramite un confronto tra i Club di Tennis rispettivi, al di fuori di qualsiasi logica di torneo. A tal fine, Satsuki dona al capitano del Club una Goku Bi-stelle appositamente cucita, al posto della Goku Mono-stella in suo possesso. In tutto questo veniamo a conoscenza del fatto che la Presidente non indossa una Goku in quanto ritiene sufficiente la sua spada e la propria maestria nell’usarla.

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Tramite un breve flashback di Ryuko vediamo come andò il primo incontro tra lei e la sua nuova divisa dopo che questa si fece indossare a forza. Senketsu (nome datogli da Ryuko) è stata fabbricata da Isshin Matoi, il padre di Ryuko ma purtroppo parte della sua memoria è andata danneggiata e quindi non ricorda tutto del suo passato. Al seguente giorno di scuola Ryuko viene sfidata dal capitano del Club di Tennis e nel primo scontro Ryuko si ritrova perdente (visto che non riesce ad attivare Senketsu) e svenuta. La vittoria verrà al secondo scontro tra le due, che però non accadrà prima della chiacchierata tra la protagonista e il professore, Aikuro Mikisugi. Sebbene manchi tanto così che Aikuro si denudi completamente mettendo in mostra il suo bel corpo, tutto torna normale col suono della campanella che lo richiama alle lezioni. L’incontro non risulta inutile per due motivi: noi capiamo che il docente ne sa a pacchi su quell’uniforme e in più spiega a Ryuko che per attivare Senketsu deve sanguinare, le dona quindi un guanto che faciliterà la cosa e permetterà una “trasformazione majokko” veloce ed efficace senza future brutte sorprese. Avviene il secondo scontro (una partita di tennis vera e propria) in cui la protagonista dopo aver sconfitto l’avversaria assorbe il filo rosso dell’uniforme Goku. Al termine della puntata, Ryuko viene sfidata da Satsuki che nonostante il breve scontro rimane sorpresa di come la spada e l’Senketsu resistano bene alla lama della sua spada, non del tutto comune. Lo scontro è breve per il problema già notato in precedenza: il sangue di Ryuko viene bevuto dall’uniforme e questo non è propriamente salutare, ciò costringe la ragazzina a ritirarsi di nuovo.
Fine. Per ora…

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Commento: quest’anime è “troppo”. Troppo di tutto. E’ esagerato sotto ogni punto di vista e, se mi permettete l’uso di parole poco fini, parecchio cazzone. Un anime che ripercorre le classiche dinamiche dello shonen a livelli con un protagonista di quelli coi controcazzi. Non posso fare a meno di usare il termine “gar” per definire Ryuko Matoi. Gar è, per definizione, un personaggio figo e cazzuto. Un personaggio di quelli che man mano che guardi l’anime ti vien voglia di erigere statue in loro nome… esempi? Kamina (TTGL) oppure Kenshiro. Ryuko è un maschiaccio cazzuto fino a che Senketsu non si trasforma ed allora esce fuori quel “virginale imbarazzo” di una ragazza che indossa una roba simile. E il che rafforza il carattere gar del personaggio in quanto si tratta di un imbarazzo motivante e non debilitante, per spiegarmi… Quando è imbarazzata Ryuko pesta più forte, non si va a nascondere in una stanza. Gar ovunque. Tutti gli altri personaggi sono in linea col loro stereotipo che però viene esasperato caricaturalmente rendendoli… esagerati. Vi assicuro che non trovo un’altra parola al di là di questa per descrivere il tutto. E non che sia negativa come cosa! Un buon anime spaccone e “ultra-power” ci sta, se però è corredato di spunti interessanti che forniscono una trama buona. E Kill la Kill li ha.
Partendo dall’accademia che gestisce vita e morte dell’intera città, per arrivare uniformi dotate di poteri sovrannaturali tutto ha, per ora, delle buone bai di partenza (solide) su cui costruire una storia interessante. E non tanto per come si evolverà, perché sappiamo tutti che nei prossimi dieci episodi dobbiamo aspettarci botte con pawn minori per poi arrivare ai big four ed infine a Satsuki, mentre pian piano si svelano segreti, ricordi e piani futuri. Già l’opening mostra in una rapida carrellata tutti i nemici che dovrà, grosso modo, affrontare Ryuko. E a questo punto direi di fare il punto delle informazioni rinvenute finora.
Le uniformi contengono tutte un pezzo di quel filo rosso che poi Senketsu assorbe. Sappiamo che Senketsu è su tutto un altro livello rispetto alle Goku e che Satsuki ha chiamato quel tipo di uniforme Kamui. La forbice è capace di fare a pezzi le Goku, ma la spada di Satsuki è capace di fare a pezzi le Kamui. Infine, Senketsu è stato creato dal padre di Ryuko. Devo provare ad azzardare una previsione? Il potere delle uniformi è dato, ovviamente, dal filo rosso; quel filo rosso è lo stesso che compone Senketsu e lo stesso che, suppongo, fu rubato a Isshin Matoi. Quindi: Isshin sviluppa questo filo rosso e, in segreto, ci crea Senketsu ma viene rintracciato, derubato del rocchetto di filo rosso e ucciso. Ad aver rubato il filo suppongo sia stata la madre di Satsuki che lo dà alla figlia. Questa non decide di usarlo per una Kamui tutta sua ma lo taglia in parti minori che incorpora a divise normali per fare le Goku dando via al suo piano di conquista del Giappone. L’altra metà della forbice ce l’ha Satsuki perché le serviva per tagliare il filo rosso, altrimenti indistruttibile.
In definitiva: quest’anime è promettente e io mi gusto (e gusterò) ogni episodio. Non è il novello “Aku no Hana” o che so io, non è un anime che pretende di spacciarsi per profondo o di spessore. E’ un anime per puro intrattenimento che, adottando uno schema ben noto, cercherà di distinguersi. E a mio avviso, ci sta riuscendo.
Continuate a seguirci, chè qui ne vedremo di cose. E soprattutto… da un anime esagerato non posso che aspettarmi un finale oltre l’esagerazione!
Cercherò di essere più breve… Alla prossima!

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Judge [Edito J-Pop] – Recensione

JUDGE-2-JktWhat’s your sin?

Parliamo oggi di un manga, cugino di un titolo recensito tempo fa sempre su KJ: Judge.  Yoshiki Tonogai dopo Doubt si è buttato su questo secondo titolo che mantiene le stesse atmosfere del primo introducendo una trama differente. E dopo aver ringraziato la J-Pop per l’anteprima concessaci, direi di cominciare.

Trama: se ricordate Doubt, ci ritrovavamo con un gruppo di ragazzi, segregati, obbligati a trovare il “lupo” tra loro prima che li uccidesse tutti. In Judge le cose vanno diversamente: i ragazzi segregati, stavolta, dovranno decidere, a votazione, chi uccidere tra loro per poter salvare i restanti. Questo in sintesi, ma approfondiamo gli avvenimenti del primo volume. Questi ragazzi si risvegliano in un edificio abbandonato, un vecchio tribunale a quanto sembra; ma ci sono elementi dell’ambiente che fanno pensare sia un luogo usato ad hoc per questi “avvenimenti” (countdown, tv con videoregistratore, telecamere di sorveglianza). Ai nove ragazzi è stato assegnato un animale raffigurato nella maschera che portano in testa, uno di questi però muore avvelenato togliendosela (ricorda niente?). Gli otto rimanenti vengono in seguito invitati a togliersi le maschere (senza conseguenze) e introdotti alle meccaniche del “gioco”. Avranno dodici ore per decidere, tramite un sistema di voto anonimo ed elettronico, chi sacrificare come capro espiatorio per poter garantire la salvezza a tutti. Come si fa a decidere? Insomma, tutti tengono alla pellaccia… Chi può dire che io merito di morire più di voi che leggete? Beh in Judge i ragazzi rinchiusi non sono proprio degli angioletti, ognuno ha commesso un “peccato” o ha una colpa grossa con cui convive. Ma dovranno sbrigarsi: a countdown scaduto se il capro non si trova, moriranno tutti! Nella quarta di copertina dell’albo, però, c’è scritto che i ragazzi rinchiusi sono sette (come i peccati capitali di cui si sono macchiati) ma i conti non tornano perché in prima di copertina possiamo vederli tutti e nove (nonostante uno muoia alla prima pagina). La cosa mi puzza. Ma torniamo alla trama; quello che mi aspetto da Judge, viste le premesse di colpevolezza e il numero di personaggi, è un buon approfondimento psicologico dei personaggi. In Doubt mancava (in parte) in quanto non strettamente necessario alle meccaniche dello svolgimento, ma qui tutta l’opera campa sul passato e sul modo di pensare degli attori in scena. Se Judge si prospetta come Doubt possiamo aspettarci suspence a pacchi e un finale inatteso. Non aggiungerei altro per la trama; i capitoli son densi di fatti e dialoghi e star qui a far la lista della spesa mi pare inutile. Rimane lo stesso interrogativo di Doubt: di chi mi posso fidare?

JUDGE1-25ott-126Disegni e Stile: identico a quello di Doubt. “Affilato” e con delle belle inquadrature (a mio modo di vedere). Non lo stile di disegno che preferisco, ma sicuramente adattissimo all’ambientazione e dall’ottima resa. Tornano le maschere ben note, ma stavolta di animali diversi e un solo coniglio. Curiosa anche l’associazione dell’animale al peccato capitale che vi lascio scoprire nel volumetto.

E’ un po’ “brutta” (e dico brutta per non dire altro) come cosa, ma vi quoto quanto scrissi un anno fa per Doubt, visto che equivale parola per parola anche per Judge.

Vorrei sottolineare in quest’opera l’ottima resa della suspance, punto cardine a cui ruota tutto quanto. Inquadrature e tempistica sono ottime. Per tempistica intendo la scelta del momento in cui introdurre l’elemento generatore di suspance. Appena uno pensa di potersi rilassare un attimo ecco che spunta: un estraneo, un bisturi, un’accetta o chissà cos’altro. L’autore ben sa come tenere i lettori ben tesi e sul chi va là. I disegni sono buoni e con delle inquadrature interessanti. Non è un manga cupo e “pieno di nero”, ma per mezzo delle situazioni a cui i protagonisti si trovano davanti riesce comunque a insinuare disagio e tensione.

Edizione J-Pop: partiamo col dire che in totale saranno 6 volumi a 5,90 Euro l’uno. Sempre presente la sovraccoperta. Troviamo pagine a colori a inizio capitolo. L’uscita è prevista per il 25 Ottobre in tutte le fumetterie. Niente da dire, come al solito un ottimo lavoro.

Restate connessi su KJ perché nel giro di pochi giorni vi recensirò un’anteprima di Lucca 2013, sempre per J-Pop. Piccolo indizio? Passeremo dai peccatori ai “santi”.

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Gin no Saji – Recensione [11 – End]

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Perchè ci ho messo tanto per questa recensione? Perchè sono stupido. Credevo ci fosse ancora un episodio (il 12) a concludere la serie, ma ho scoperto solo qualche giorno fa che in realtà l’11° era l’ultimo. Benone. Prepariamoci a salutare Yugo e i suoi amici. Sarò breve e conciso nel riassumere gli eventi.

Ripartiamo da dove ci eravamo fermati la scorsa volta. Tra studenti e professori riesce un gran pranzo a base di bacon di Yugo, formaggio, birra e chi più ne ha più ne metta. Ma ovviamente i 50 kg non vanno finiti; una parte, Yugo la spedisce alla famiglia Mikage, un’altra viene spedita alla famiglia Komaba e un’altra ancora ai suoi genitori. La decisione di mandare parte del bacon ai genitori viene influenzata dal fratello maggiore che si è fatto assumere a giornata dalla Ezonoo. Ma ne rimane ancora abbastanza per scambiarlo coi prodotti di altri studenti. Se Yugo ha curato un porcellino, altri si sono dedicati al miele o alle marmellate o all’agricoltura dei vegetali. Come ultimo episodio che si rispetti, Yugo ha modo di scambiare parole con personaggi che, con le loro parole, riescono a “chiarirgli” le idee. Dal suo senpai nel club di equitazione al preside bloccato sopra una balla di fieno troppo alta. Nella seconda metà dell’episodio viene mostrata un’importante partita di baseball in cui Komaba prende parte. Partita che fa parte del percorso che ha deciso di intraprendere per raggiungere la nazionale e diventare un giocatore di major league tale da procurare sostentamento alla propria famiglia. Partita vinta dall’Ezonoo. Si conclude con una corsa dallo stadio verso la scuola la prima stagione di Gin no Saji.

Un anime interessante per gli argomenti trattati, dalle classiche dinamiche scolastiche ma che forse ha un ritmo troppo lento per poterslo godere totalmente. La visione risulta godibile episodio per episodio, ma un’ipotetica maratona della serie risulterebbe indigesta. Realizzazione nel complesso buona. Purtroppo se messo a paragone con Fullmetal Alchemist impallidisce per trama e personaggi; so bene che si tratta di generi completamente differenti ma un anime interessante non risulta automaticamente accattivante. Cosa vuol dire? Beh… quando usciva un nuovo episodio lo guardavo volentieri, ma non smaniavo una settimana intera per scoprire la prossima bizzarra “avventura” di Yugo. Ed è per questo motivo che la seconda stagione che andrà in onda da Gennaio 2014 non la recensirò a meno che non mi trovi a corto di titoli interessanti da seguire.

Ultimo articolo della stagione estiva. Al più presto cominceremo con le serie autunnali!

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L’attacco dei Giganti [23-24-25] sub ita, Recensione Komixjam

Da quando hai iniziato a guardarmi con quegli occhi, Armin?

Riassunto: Ultimi tre episodi tutti incentrati sulle vicende che accadono all’interno di Wall Maria quando i Recon Corps vengono convocati per rispondere della loro ultima missione. Come tutti sappiamo Annie è entrata nella Polizia Militare, quindi la ritroviamo all’interno dei gruppi distaccati che scorteranno i Recon fino al centro città. Nell’udienza si deciderà il destino di Eren, infatti il suo fallimento in missione ha messo con le spalle al muro i sostenitori della riconquista delle Wall Shina. Inaspettatamente Annie viene avvicinata di nascosto da Armin che le chiede aiuto. Infatti, Erwin non ha la minima intenzione di consegnare Eren tanto facilmente e ha organizzato un piano per la fuga del ragazzo sostituendolo (all’interno di una carrozza chiusa) con Jean. Armin ha chiesto aiuto alla bionda vista la sua conoscenza della città che permetterà loro (Armin, Eren, Mikasa) di fuggire inosservati all’esterno di Wall Sina da qualche parte in Wall Rose. Annie acconsente. Quando, a un tratto del percorso, Armin suggerisce di prendere un percorso sotterraneo che permette di arrivare fin sotto le mura, Annie si rifiuta di muovere un passo e rimane in cima alle scale che portano alla galleria. Arriva qui la rivelazione (forse non troppo improvvisa) della vera identità di Annie: essa è il Titano Femmina, colei che ha annichilito i Recon Corps nell’ultima missione e che è sfuggita alla cattura. Armin sospettava di lei in primis quando all’ispezione dei 3D manouver lei si presentò, non con il suo, ma con quello del defunto Marco. Se ne accorse solo Armin, visto che aiutava l’amico nella manutenzione e ne riconobbe i graffi.

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Si capisce quindi lo scopo effettivo della missione di Eren, Mikasa e Armin: tentare di catturare Annie senza che si trasformi in titano. Purtroppo Annie capisce senza troppi problemi gli intenti dei compagni, ed Armin è costretto a lanciare un razzo segnalatore che fa intervenire dei soldati in borghese nascosti nei paraggi. Sapientemente, e rapidamente, questi immobilizzano Annie e le mettono un bavaglio in bocca per evitare si morda. Ma è troppo tardi comunque, tramite una lama nascosta in un anello, Annie riesce a ferirsi e a dare il via alla trasformazione. Armin, Eren e Mikasa fuggono nella galleria ma Annie la sfonda in più punti creando aperture sulla volta. A questo punto Eren viene spronato a trasformarsi in titano per combattere Annie, ma non ci riesce; al ragazzo manca la volontà di combattere Annie, diciamo che non vuole proprio farlo. Gli serviranno un palo nel petto, le incitazioni di Jean e le parole di Mikasa a scuoterlo definitivamente. La presenza di due titani nelle mura più interne non è passata inosservata ai membri della Polizia Militare che si prodigano subito ad arrestare Erwin (sensatissimo) e a chiedergli che diavolo stia succedendo. Mentre le chiacchiere proseguono, Eren e i Recon Corps ci danno dentro per cercare di bloccare Annie ed estrarla dal titano. Non senza vittime. Ad un certo punto, Annie capisce che svantaggiata com’è per numero e terreno la cosa migliore è ritirarsi. Inizia quindi una scalata a mani nude (punte delle dita cristallizzate) delle mura, interrotta dall’intervento di Mikasa che taglia le dita di entrambe le mani al titano femmina. Collassato a terra il titano, Eren le salta sopra per strapparle Annie dall’interno ma vedendo la vecchia compagna d’armi piangere si blocca. E’ in quel momento che parte il processo di cristallizzazione; Annie infatti si ricopre dello stesso cristallo con cui induriva il corpo del titano rendendosi irraggiungibile. Si calmano le acque, si contano i morti e inizia l’udienza. La missione che Erwin ha condotto senza consenso in un’area densamente abitata era necessaria? Ha portato al progresso dell’umanità? In pochi anni l’umanità è passata dal subire un’invasione di titani, a sapere che alcune persone possono trasformarsi in titano e che alcune di quelle sono infiltrate tra gli umani, pronte a sabotarne gli sforzi. Ricordiamoci le parole di Armin: per sconfiggere mostri terribili è necessario abbandonare la propria umanità e diventare disposti a sacrifici enormi. Erwin è quel tipo d’uomo. Finisce qui la stagione di Shingeki no Kyojin, non prima però di scoprire che sotto le mura, in realtà, vi sono titani di dimensioni colossali che dormono.

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> Ma che ci faccio io qua dentro?

Commento: Permettete che esprima il mio disappunto più totale per gli ultimi due episodi. Era volontà (ben nota ai lettori del manga) che la serie si interrompesse alla rivelazione che “the Walls are titans” e ciò ha costretto i realizzatori a inserire delle sequenze filler, sennò si sarebbe arrivati a quel momento a metà del penultimo episodio. E fin qui posso anche comprendere ed essere disposto ad accettare la cosa, soprattutto se ad ottenere più visibilità è Hanji (nel manga il titano femmina non viene mai legato all’interno della città), ciò su cui non sono disposto a passare sopra sono i cambiamenti di trama. Hanno fatto un buon adattamento, senza grossi stravolgimenti e poi, all’ultimo episodio, mi cambiano tutti questi elementi? Alcuni chiave per il futuro, altri puramente formali ma inutili. I primi che mi sono saltati all’occhio, e i pochi che elencherò, sono i seguenti:

– Eren Berserk: cosa sono tutti quei filamenti rosso-d’orati che ricoprono il corpo del titano di Eren?

– Recupero: una vola immobilizzata, Annie viene esposta da un morso di Eren; nel manga Eren la immobilizza e sono i Recon Corps ad estrarla (come una squadra) con forconi e quant’altro.

– Cristallizzazione: Annie per cristallizzarsi avvia un processo che fonde i corpi dei due titani. Cosa inesistente nel manga.

– Titani nelle mura: nell’anime viene mostrato questo cliffhanger post titoli di coda, al tramonto, in cui cadono detriti dalle mura e si libera una porzione che permette di vedere il volto di un titano. Surprise surprise! Non va così nel manga. La caduta dei detriti avviene subito dopo la cristallizzazione e a fianco del buco c’è Mikasa, che è la prima ad accorgersene ma poi tutti i Recon Corps ai piedi delle mura se ne accorgono.

E mi fermo qui. Di queste 4 cose che ho citato, 3 sono del tutto inutili e per di più fuorvianti (cristallizzazione con fusione). L’ultima è stata resa a quel modo per rendere al massimo la suspense, ma elimina degli elementi della trama che saranno utili in seguito. Ecco perchè è mia opinione che se mai ci sarà una seconda stagione, il primo episodio narrerà da zero l’episodio 25 per renderlo più vicino al manga possibile. Oppure potrebbero decidere di fare la cavolata più grande del mondo e proseguire con un adattamento anime originale.

In definitiva la serie, nel suo complesso, mi è piaciuta; mi sono avvicinato a questo titolo (anche al manga) con soddisfazione. E proprio per questo non digerisco (perdonate il termine successivo) lo sminchiamento del finale. Io qui chiudo le recensioni di Shingeki no Kyojin in vece di Zyund e vi invito a discutere nei commenti. Parlate pure del manga, ma non andando oltre il capitolo 33.

Ci si sente alla stagione autunnale!

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Cerimonia della Chiesa delle Mura. Ma che bella disposizione che hanno i fedeli. Prendete l’immagine sopra, fate 2+2…
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Prophecy [Edito J-Pop] – Recensione Anteprima

PROPHECY 2  JktE’ passato un bel po’ dall’ultima mia anteprima per la J-Pop, ma la pausa estiva s’è fatta sentire un po’ per tutti quindi ecco che KJ vi porterà ben tre opere prime di futura pubblicazione della suddetta casa. Io e Regola ci occuperemo di: Prophecy, K-On Highschool e Rosario+Vampire 2° Stagione.

Io mi sono gettato su Prophecy. Manga iniziato nel 2011, completo di tre volumi, scritto e disegnato dalla mano di Tetsuya Tsutsui (Manhole, Reset). E come al solito sono andato a impelagarmi in una faccenda grossa e complicata. Lo premetto subito, potrebbe scapparmi qualche piccolo spoiler sulla parte più interessante del volume. Quindi se volete rimanere candidi e puri magari saltate a fine articolo, leggetevi il paragrafo sullo Stile, quello sull’Edizione e basta. Ma se qualche piccolo appunto non vi infastidisce troppo ed anzi potrebbe essere il La per decidere di comprarsi questa brevissima serie, ben venga.

Trama e tematiche:  c’è da dire che l’autore non s’è di certo risparmiato. Prophecy non è di certo un seinen con il “freno a mano tirato” ma anzi ha tutta l’intenzione di investirti, più volte. Inizia tutto con un tizio, dal volto coperto da un foglio di giornale (da qui il nick Paperboy), che posta su YouTube o NicoNicoDouga video in cui formula le sue profezie sul giorno dopo. Queste, senza che ve lo deva dire io, si avverano. Converrete con me e con la sezione di polizia legata alla cybercriminalità che qui chi commette il crimine citato nella profezia dev’essere per forza Paperboy. Il problema è che le testimonianze dirette e indirette non coincidono per quanto riguarda la descrizione fisica dell’individuo. Alto o basso? Magro o in carne? Over 30 o appena over 20? Tutto ciò rende più sfuggevole il sospettato. Nonostante queste incertezze sulla descrizione, la polizia mantiene aperta la possibilità che queste discrepanze siano dovute alla distorsione dovuta all’interpretazione visiva dei testimoni (per una persona magrissima, una persona di media corporatura potrebbe sembrare sovrappeso ecc). Sostanzialmente possiamo riassumere Prophecy come la caccia all’uomo della polizia nei confronti di questo cybercriminale.

prophecy1def-226Si ha modo però, in questo excursus, di affrontare questioni sempre più spinose della società d’oggi. La prima metà abbondante, tramite i crimini di Paperboy, ci permette di metterci faccia a faccia con quelli che sono nuovi tipi di criminalità sempre più imperanti: i cybercrimini. Dal cyberbullismo all’hacking passando per il p2p di prodotti sotto copyright. Al giorno d’oggi non sono termini sconosciuti, soprattutto a coloro che ormai passano buona parte della loro vita davanti a un pc (vuoi per lavoro o per svago). Il cyberbullismo può essere vista come un’estensione IRL del flame e/o del trolling. E’ successo, più volte, che tramite la pubblicazione di indirizzi e numeri telefonici alcune persone subissero vessazioni da parte di ignoti per via di post, commenti o altro postato, dai primi, sul web. Ci sono alcuni report di suicidi, per tali motivi. Questo perché, a mio parere, tra le tante categorie di persone che navigano il vasto web ne esistono due che bisognerebbe tenere più d’occhio: quelli che non hanno nulla da fare e passano il tempo a rompere le balle da una parte, dall’altra coloro che non hanno ben chiare le potenzialità del web, dei social network e di tutto il pacchetto. Queste seconde, permettetemi di generalizzare, agiranno senza essere coscienti di rischi e “pericoli” del mondo virtuale; prede perfette per la prima categoria pronta ad attendere un passo falso che permetta loro di dare il via a una “condanna” su vasta scala. E ho solo grattato la superficie di una delle tematiche di Prophecy, in quanto la seconda metà ci propone altri begli argomenti di discussione.

La seconda metà è quella che mi darebbe più fastidio se me l’avessero spoilerata, quindi se siete allergici agli spoiler consiglio di skippare a Stile. Trattasi infatti di un flashback che racconta la nascita di Paperboy. Decisamente un mattone nello stomaco. Paperboy è uno, nessuno e centomila (pirandellianamente parlando). De facto è un ristretto gruppo di ragazzi, tra i 25 e i 35, che offre una sorta di riscatto alle categorie più vessata di tutte:  lavoratori precari, lavoratori a giornata, lavoratori a stagione, lavoratori in nero, lavoratori che ci lasciano la pelle e non si viene a sapere, lavoratori che per emigrare e lavorare in un altro paese vendono un rene (per poi morire di insufficienza renale a 20 anni), lavoratori schiacciati da un sistema creato apposta per emarginarli. Ci sono tutti in Prophecy, e i Paperboys sono loro. Tra di loro c’è, fortunatamente, Okuda (la cosiddetta mente) che propone  loro una via di fuga e la possibilità di riscatto tramite il web. Da criminali ispirati dalla vendetta si ergono a vendicatori che sfruttano il crimine come mezzo.

prophecy1def-131A tutti piace l’idea del giustiziere solitario che porta la giustizia tramite una pallottola in piena fronte a un tizio perché “lui è il cattivo” (cito Death Note solo per rimanere in campo manga e non spostarmi nell’universo occidentale dove ne siamo pieni fino al collo). Personalmente, invece, mi oppongo. Quando lo Stato funziona, la Legge viene fatta rispettare e l’equilibrio tra le parti esiste (in uno Stato di diritto insomma) una figura punitrice come quella citata risulta fuori luogo. Cosa succede però quando lo Stato diventa parziale, o è corrotto dall’interno? Cosa succede quando la Legge non è più “uguale per tutti”? Viene a giustificarsi la presenza del vendicatore mascherato alla Zorro? La questione è delicata e non sarò io a dirvi qual è la risposta “giusta” (anche perché non ce l’ho), ma di sicuro non vi sto invitando ad imbracciare lo schioppo ed andare a schioppettare il benzinaio perché vi ha alzato la benzina di 30 centesimi. Sono però dell’idea che in periodi difficili, come quelli rappresentati in Prophecy, siano necessari gesti eclatanti, gesti grandi e importanti che portino a una riflessione un po’ più vasta che all’evento in sé.

Mi è uscito un articolo un po’ politicizzato…

Stile: Lasciatemi dire: “Che sorpresa!” Lessi a suo tempo il volume unico Reset (edito sempre J-Pop) e l’avevo trovato legnoso, ma ecco che Prophecy risolve tutti quei dettagli che in Reset mi urtavano risultando in uno stile di disegno maturo, serio, realistico ma al contempo leggero e fluido. L’autore nei sei anni che intercorrono tra Reset e Prophecy ha perfezionato il suo modo di disegnare in un modo egregio, almeno dal mio punto di vista.

Edizione: il tono dell’articolo deve aver già fatto trasparire la mia opinione in merito al titolo. Prophecy deve rientrare tra i vostri manga posseduti. Fidatevi, il primo volume “ne sa”. A maggior ragione se siete lettori che puntano sugli slice of life, ai thriller o alle opere un pochettino più “corpose”. Come dicevo all’inizio saranno solo 3 volumi a 6,00 Euro l’uno e il primo volume lo potrete trovare in fumetteria il 10 Ottobre. Classico stile J-Pop con annessa qualità nel prodotto (sovraccoperta e un paio di pagine a colori).

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Gin no Saji – Recensione [10]

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Siamo giunti alla resa dei conti, per Yugo. E’ venuto il momento di veder venir macellato il suo maiale. Forse non è così male…

Il nostro episodio inizia con Yugo che si sta prendendo cura di Butadon, quando Yoshino gli compare di fianco per fare una chiacchierata che ha voglia di discutere sulla sua attitudine nel “pensare troppo”, cosa a cui non sono abituati i figli degli agricoltori/allevatori visto che certe cose le prendono per scontate. Qualità già sottolineata dall’insegnante che sovrintende l’allevamento dei maiali. Vengono visto da lontano dal “piccolo” Tokiwa che cogliendo solo parte della conversazione fraintende tutto e finisce per capire che Yugo e Yoshino ci hanno dato dentro e ci son state sorprese.

Non servono nemmeno 24 ore prima che la notizia si sparga. L’intera scuola lo sa, o almeno… l’intera classe di Yugo lo sa; tanto che Yoshino e Yugo vengono chiamati in aula insegnanti dal coordinatore di classe per dare spiegazione di queste voci. Inutile dire che Tokiwa, identificato come fonte, verrà punito con tre giorni di punizione. Il giorno seguente i maiali son parecchio casinisti. Non hanno ricevuto le loro razioni di cibo e quindi reclamano a gran voce la loro sbobba. I ragazzi stanno per accontentarli ma la docente li ferma illustrandogli come il tenerli senza cibo il giorno prima che vengano mandati al macello serva a tenergli l’intestino pulito per questioni igieniche. Yugo, fissando Butadon, se ne esce con un “quanto costa un maiale?”. Il chiaro intento di comprarsi Butadon viene colto dalla professoressa che gli sconsiglia di compiere un’azione, considerabile da alcuni, sconsiderata. La prof. ha però frainteso. “Quanto costa un maiale… macellato?”

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La frase del misfatto.

E’ il mio maiale, l’ho allevato io quindi non permetterò che la sua carne venga smistata come quella di un maiale qualsiasi. Grosso modo penso sia questo il ragionamento che ha fatto Yugo. Dopo aver messo una bella X nera sul corpo di Butadon per distinguerlo dagli altri, lo inviano sul camion che lo porterà al macello. La carne di Butadon ritornerà alla scuola e sarà venduta a Yugo. Dopo una lezione di chimica i ragazzi si ritrovano a discutere di quanto tempo ci vorrà perchè la carne di Butadon torni indietro (stagionatura, invecchiamento, processi vari ecc ecc); nella discussione viene coinvolto il docente che appassionatamente spiega i vari processi in atto dopo la macellazione a livello enzimatico e proteico. Una disquisizione tanto appassionata da far dimenticare la lezione dopo. La successiva lezione sull’allevamento prevede la visione di un video sulla macellazione dei maiali (guarda te il caso). Il professore non obbliga nessuno a visionare il video: le immagini sono crude e chiunque voglia è libero di non prendere parte a quella lezione. Yugo, inizialmente è titubante, ma assieme al suo amico che segue i corsi con l’obiettivo di diventare veterinario decide di assistere alla proiezione.

Ed infine giungono i 51 kg di carne che Butadon ha “prodotto” dai suoi 90 kg lordi. Cosa farne? Bacon (pancetta affumicata). Yugo quindi chiede aiuto al fratello maggiore di Tamako e passa un’intera giornata a confezionare pancetta e ad affumicarla. Da solo. A mano. Cinquantuno kili. Un lavoraccio.  Ma mentre parte della carne viene affumicata, l’altra parte viene mangiata alla griglia assieme a riso e salsa. Non da Hachiken solo; come per la pizza, anche qui si raduna una piccola folla a gustarsi il porcello di Yugo.

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Le ragazze ti adorano quando hai i soldi. I ragazzi ti adorano quando hai carne. [cit.]

Episodio intenso. Ma c’è da dire che quella di Yugo è un po’ una scappatoia. Non potrà trattare nel modo che ha trattato Butadon tutti gli animali da allevamento con cui avrà a che fare. E allo stesso tempo per uno che tratta in quel modo, ce ne sono milioni che vivono in condizioni di allevamento intensivo. C’è chi dice che ci sia uno spreco di carne immenso, che si potrebbero utilizzare diversi metodi di allevamento (più animal-friendly), c’è chi si rifugia nel vegetarianesimo. A ognuno il suo.

Io vi mando alla settimana prossima. Ancora poco e inizierà la nuova stagione anime!

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Gin no Saji – Recensione [08-09]

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Qualcuno potrebbe pensare io stia diventando pigro oltre misura man mano che il finale di stagione si avvicina, ma il motivo per cui ho ultimamente modificato il formato delle uscite è per prova. Probabilmente per la stagione autunnale useremo un sistema ciclico a più uscite e con Ginno ho deciso di fare test in merito a lunghezza degli articoli, risposta utenti ecc.

Ma lasciamo da parte certe baggianate che per ora non ci interessano e fiondiamoci sugli ultimi due episodi di Gin no Saji. Ne sono successe di cose, eccome. Nell’episodio numero 8 vediamo l’ultimo periodo di lavoro di Yugo alla fattoria Mikage, nel 9 il ritorno a scuola.

L’ultima settimana di lavoro a casa di Aki si presenta senza grossi intoppi, ormai Yugo ha preso il ritmo e svolge i suoi compiti senza problemi. L’elemento più interessante, e importante, dell’episodio è l’arrivo del fratello maggiore di Yugo. Da quei pochi accenni che Yugo fa alla sua famiglia ho sempre sospettato non ci fosse un buon rapporto e che, anche col fratello, ci fossero attriti ma è errato; Yugo ha sempre avuto un senso di inferiorità nei confronti del fratello maggiore (alimentati dal padre suppongo, ma poi lo vedremo). Un senso d’inferiorità dovuto allo splendido cervello del fratello, un ragazzo così intelligente da riuscire ad entrare all’Università di Tokyo (Todai). Ciò però è in contraddizione con la sua presenza in Hokkaido a bordo di un motorino. Bene, il fratello (Shingo) ha ricevuto un’ “illuminazione sulla via di Damasco” (a Tokyo) e perciò ha abbandonato gli studi per imparare a fare il ramen. Quanti abbandonerebbero la migliore università, dopo anni di sforzi, per andare a fare i kebabbari?

Il nuovo venuto si offre di preparare il pranzo alla famiglia dopo che questa l’ha invitato a fermarsi. Prima di scoprire che il fratello di Yugo ha un ottimo palato, ma che qualsiasi piatto cucini è immangiabile, ci è “permesso” ascoltare una telefonata tra Shingo i genitori. Bastano quei due minuti di telefonata per capire come stanno le cose; la madre si interessa a quello che sta facendo Yugo su in Hokkaido ed è positivamente sorpresa; il padre, che definirei vecchio stampo (del tipo se non fai quello che ti dico io ti diseredo), dice apertamente che ritiene apertamente i due figli “inutili”. L’abbandono di Shingo assume l’aspetto di una rivalsa nei confronti del padre che ha sempre diretto e indirizzato le vite dei figli (o quantomeno quella del maggiore). Si capisce anche perchè Yugo ha deciso di andarsene il più lontano dalla famiglia possibile e perchè abbia troncato tutti i contatti possibili. Una brutta situazione che dubito vedrà un lieto fine (quantomeno nell’immediato futuro).

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Si conclude l’ultima settimana di Yugo con un disastro: per una sua disattenzione sul lavoro, la fattoria perde centinaia di litri di latte che vengono riversati a terra invece che nei tank. Yugo comincia a provare un enorme senso di colpa (visto che tale perdita si riflette anche in guadagno di soldi per i Mikage) e al giorno finale di paga si sente in obbligo di rifiutare la somma come ammenda per il danno causato. Al che interviene la bisnonna (muta per settimane) che con le sue parole di saggezza fa comprendere a Yugo che tutti siamo umani, costretti a commettere errori sui nostri cammini. Sorge ora un bel dubbio per Yugo, una volta accettata la paga… che farne dei soldi? Come dice la bisnonna: il valore di un uomo si misura nel modo in cui spende i soldi guadagnati.

Passiamo quindi all’episodio di questa settimana, che riporta Yugo di fronte a una questione che si pensava dimenticata: Butadon. Per un mese il nostro protagonista è stato distante dal suo porcellino e non si è potuto curare di lui, ma ora è pronto a riprendere in mano la situazione. Butadon è sempre l’ultimo della figliata e subisce “bullismo” da parte degli altri maiali che non gli permettono di mangiare quanto serve per diventare un maiale premium. Già… I maiali quando devono essere selezionati al macello vengono divisi in categorie in base al peso e alla qualità della carne: Butadon se continua così sarà quasi considerato uno scarto e venduto per poco. Yugo a questo punto si infervora e decide di fare in modo che il suo maiale passi di categoria. Si sveglia a ore impossibili (3 di mattina), non appena ha un attimo libero va a dare da mangiare personalmente al maiale, usa tecniche diverse per farlo ingrassare in fretta, ma ciò comporta un sacco di lati negativi come distrazione durante l’attività di club e scuola, perdita vistosa di peso e sonnolenza. Ma riesce nel suo obbiettivo, ora Butadon è in una categoria più alta (anche se non la premium). Tutto questo periodo ha però riportato a galla l’antica questione animale d’allevamento/animale da compagnia/cibo. Un’enigma per Yugo, che per ora non ha trovato una risposta ma ha capito che esistono tante risposte quante le sensibilità delle persone, quindi lui sta ora cercando la sua risposta. Ci vorrà ancora un po’ forse, visto che tutti i compagni che lo circondano non sembrano sentirlo questo problema, ma nel frattempo gli studenti della Oezono si precipitano in massa al festival lì vicino per rilassarsi dagli studi. E anche il festival è fatto.

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Tutto sommato due bei episodi, ora la serie ha ingranato e mi ha preso un po’ più di prima. Piano piano si son svelate le rogne familiari che vanno ad aggiungersi alle varie turbe mentali che affliggono il povero Yugo in merito al suo maiale da compagnia. L’anime (come il manga) si è prefissato degli obiettivi molto alti: non certo dare una risposta a certe domande, ma quantomeno trattare le questioni da più punti di vista possibili. Anche se personalmente voglio vedere la Harakawa schierarsi, prima o poi dovrà succedere e quel giorno discuteremo della faccenda. Per ora io mi trattengo dall’esprimere opinioni in merito. Ciò non vieta a voi di dire come la pensate qui temi che Yugo si trova ad affrontare!

Io vi rimando a settimana prossima!

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Gin no Saji – Recensione [07]

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Altro episodio dedicato alle vacanze estive di Yugo. Questa volta lo vediamo alle prese con una fattoria ultra organizzata come quella della sua compagna di scuola Tamako.

Le fattorie a conduzione familiare non sono tutte uguali. E Yugo comincia ad accorgersene. La famiglia di Tamako punta al miglior rendimento possibile prendendo una serie di accorgimenti che sorprendono Yugo, novellino del settore. Il bestiame ferito viene mandato al macello (se malato semplicemente abbattuto), prima di entrare in ogni edificio è necessario sterilizzarsi per evitare si perdano inutilmente capi di bestiame, ci sono macchinari all’avanguardia che permettono di sveltire processi che portano via diverso tempo e tante altre cose che lasciano a bocca aperta il nostro protagonista. Certi accorgimenti permettono un maggiore guadagno, un maggiore guadagno porta ad espansioni e nuovi macchinari che a loro volta portano guadagno; un circolo virtuoso avviato a cui la paffuta Tamako punta. Chiariamolo, non è interessata a ereditare la tenuta dal padre ma piuttosto a soppiantarlo per condurre una politica produttiva più ferrea. Col solo obiettivo di guadagnare. Money money money!

Mentre è in visita alla fattoria, Hachiken assiste (o per meglio dire) partecipa a un evento particolare. Una delle vacche sta per far nascere un vitellino che però non è in una posizione corretta per un parto dall’esito positivo. Per evitare che il vitellino muoia durante il parto, il padre di Tamako, alcuni dipendenti della fattoria e Yugo trafficano per far nascere la bestia. Un processo travagliato che però si conclude nel migliore dei modi. Il vitellino viene allontanato dalla madre e svezzato “artificialemente” per poi essere condotto altrove. I vitelli maschi, infatti, hanno un destino diverso dalle vacche; mentre le prime passano la vita a produrre latte i secondi vendono allevati solo per poi essere macellati, tori a parte (i tori da monta hanno anche modo di spassarsela). Potrà sembrare “crudele” un tale modo  di condurre un allevamento, ma si tratta solo dell’evoluzione dell’attività chiamata allevamento (qui forse estremizzato al fine del massimo rendimento). Come impara Yugo, però, ogni famiglia/fattoria conduce la propria attività in modo personale in base alla sua sensibilità rispetto al bestiame. Se ricordate infatti in che modo la famiglia di Komaba trattava i suoi capi noterete un’immensa differenza rispetto all’esempio di questa settimana.

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In una rapida sequenza notiamo come nelle due settimane passate dalla famiglia Mikage, Yugo ha ricevuto una decina di messaggi della madre. Non ne sembra molto entusiasta e liquida la madre con un sms breve breve. A concludere l’episodio c’è un dialogo tra Aki e Yugo in merito a quello che, secondo il protagonista, preoccupa la ragazza. Aki ha “timore” degli obblighi da primogenita? Teme di rimanere incastrata dai bisogni della famiglia? A dire il vero non proprio. Il suo sogno sarebbe di lavorare coi cavalli, creature che ammira più di ogni altra, senza però evitare il suo futuro in fattoria. Questa è una cosa che non ha mai confessato ai suoi genitori e Yugo la riprende per questo. Sostanzialmente il discorso di Yugo è: hai dei genitori comprensivi e che appoggerebbero il tuo sogno, perchè non essere sincera con loro? Dal discorso traspare che i genitori di Yugo sono opposti al modello descritto; non sappiamo ancora nulla ma conto che per fine stagione i fantasmi vengano a galla. Ho idea le rogne coinvolgano anche il fratello maggiore, ma staremo a vedere.

Io vi rimando alla prossima settimana! Piano piano ci stiamo incamminando verso il finale di stagione. A presto!

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Oreimo 2 – Recensione [14 – 15 – 16 END]

Eccoci qui dopo secoli a parlare di nuovo (e spero per l’ultima volta) di Oreimo. Il 18 Agosto sono usciti i tre episodi conclusivi e quest’oggi li commenterò. Prossimamente il buon Regola ci offrirà una sua analisi della faccenda.

Vorrei evitare di recensirvi gli episodi pedissequamente, ecco perchè glisserò sui dettagli (che spero voi sappiate) e invece mi concentrerò più sui fatti e i personaggi. Ma un breve riassuntino meglio farlo, veloce veloce.

Kyosuke allontana definitivamente Kuroneko. Invita ad un appuntamento, la vigilia di Natale, sua sorella e si dichiara. Inutile dire che la sorella ricambia i sentimenti del fratello, ma si trovano di fronte ad un intoppo grande come una casa: cosa fare ora? Dopo una falsa cerimonia nuziale a conferma dei sentimenti l’uno per l’altra, i due decidono di mantenere un comportamento da coppia fino a che non si diplomeranno dalle rispettive scuole. Una volta diplomati torneranno ad un rapporto più “fraterno”. Piccola nota: la fine dell’anno scolastico è grosso modo in primavera (tra marzo e aprile) ciò significa che passano dei mesi da dicembre, in cui i due si atteggiano da coppia. Dopo un confronto fisico-verbale con Manami in cui Kyosuke difende a spada tratta il nuovo rapporto con la sorella, la serie si conclude con tutto come prima, circa.

Grosso modo questi sono i fatti, guardiamo ai personaggi facendo un passo indietro. Partiamo da Ayase; escluso il lato yandere che ogni tanto faceva capolino, possiamo parlare forse della persona più genuinamente innamorata del protagonista. Per contrappasso subisce forse il trattamento peggiore rispetto a tutte le “pretendenti” di Kyosuke in quanto il suddetto s’accorge benissimo dei suoi sentimenti ma non fa nulla per frenarla se non darle una brusca e definitiva battuta d’arresta dopo un idilliaco periodo passato come una coppia di fidanzati secolari. Non prende le distanze da lei, non la frena dal farsi illusioni, nulla… anzi a Kyosuke piacciono tutte quelle attenzioni e decide di gustarsele e sguazzarci fino a che decide di puntare alla sorella. Lasciamo da parte per ora il protagonista e andiamo alla scapolottina numero 2 (cit.).

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Non c’hai tutti i torti.

Anche Kuroneko non si può dire che se la sia passata bene, ma c’è da dire che se l’è cercata e per questo motivo non riesco a dispiacermi per lei nemmeno un grammo. Aveva un piano (che infine è riuscito) ha teso una trappola ai sentimenti di Kyosuke ma, senza prevederlo, c’è caduta dentro pure lei. Questo ha comportato che, man mano che il piano passava di livello in livello, lei c’è rimasta emotivamente fregata. Si è innamorata del protagonista, ma imperterrita ha portato avanti il suo obiettivo anteponendo la felicità di Kirino alla sua. Come avrete modo di leggere, Regola parlerà di egoismo trattando Kuroneko; io ci vedrò male, ma scorgo più un altruismo che si è espresso nel peggiore dei modi possibili. Kuroneko come ombra silente ha tramato un piano per favorire Kirino, perchè? Se azzardassimo l’amicizia come motivazione? Kirino, a modo suo, è stato forse uno dei primi contatti umani seri di Kuroneko e questo forse ha fatto scattare qualche “obbligo di riconoscenza” da parte della neko darkettona. Ad ogni modo per fare un paragone altamente infelice, Kuroneko per me è come un Wil E. Coyote che rimane schiacciato dal sasso che ha lui stesso posizionato sopra il dirupo. Certo, la ragazzina riesce a portare a compimento il piano, ma a costo di sacrificare se stessa. Non riesco proprio a dispiacermi per lei. Contenta lei in questo modo, contenti tutti.

Tralasciando Kanako (per motivi di tempistiche è stato il personaggio più sacrificato di tutti tanto che lo spettatore si chiede “come mai si è dichiarata?”, quando nelle Light Novel ha uno spazio tutto suo) arriviamo alla Top 3. E saranno dolori.

Come abbiamo potuto vedere dal tredicesimo episodio il legame tra Manami, Kirino e Kyosuke c’è da un pezzo e i tramacci sono secolari. Inutile dire che Manami provi dei sentimenti verso il protagonista ma se nella prima stagione è stata ardita e presente, nella seconda è stata più riflessiva e dietro le quinte. Manami ha capito, a fine prima stagione, che non sarebbe riuscita ad avere per sè il buon Kyosuke e ha deciso di farsi da parte. Si è fatta da parte decidendo di indirizzare sulla giusta via una ragazza che potesse essere compatibile con Kyosuke, Ayase. Perchè tutto questo impicciarsi? E’ vero che ci sono amici che cercano di accasarti con questo e con quell’altro ma qui c’è dell’altro dietro. Manami sa infatti che Kirino ha dei sentimenti per il fratello e sa al contempo che Kyosuke stesso si è riavvicinato alla sorella rinsaldando il legame lasciato atrofizzare col tempo. Sentendosi in dovere di impedire l‘incest-end cerca di riempire le braccia di Kyosuke, se non con il suo corpo, con quello di un’altra ragazza più compatibile.

Potrei fissarla per settimane…

Molti dicono che si sarebbe dovuta fare gli affari suoi, che non erano questioni che la riguardavano ecc ecc. Ma pensiamo a due amici di infanzia che crescono assieme, i problemi dell’uno sono quelli dell’altro, le due famiglie si trattano come se fossero legate da un legame di sangue visto da quanto tempo si conosco, come si fa a dire che quello che sta accadendo a Kyosuke non è affare di Manami. L’errore, se volete chiamarlo così, è che la meganekko percepisce come errato il percorso intrapreso da Kyosuke e decide di aiutarlo a correggerlo. Per non aggiungere il fatto che decide di agire alle sue spalle senza affrontarlo se non a danno compiuto.

A mio modo di vedere Manami non ha sbagliato tanto nell’agire, ma quanto nel modus operandi. Manami ha infatti agito secondo coscienza e non tornaconto personale (a lei non ne veniva nulla se Kyosuke si fidanzava con Ayase). Manami, dal suo punto di vista e per quelli che sono i suoi principi morali, ha agito per porre rimedio a quello che ritiene un errore/sbaglio di una persona a lei molto cara. Un ragionamento blandamente simile a quello di Kuroneko, entrambe infatti cercano di ottenere la felicità per un’altra persona (partendo da presupposti diversi). Manami (se escludiamo Saori e il club di informatica) rimane il mio personaggio preferito della serie non tanto perchè si è opposta all’incest-end tra i due fratello, quanto perchè con il suo agire (errato nei modi) ha dimostrato di avere davvero a cuore gli interessi del protagonista; anche più di Ayase.

Kyosuke, per quanto possa essere discutibile la sua decisione, si dimostra una persona decisa e capace di difendere le proprie convinzioni. Cosa che non si può dire di Kirino. La sorella non ha nemmeno la maturità per saper rispondere alla domanda “perchè?” quando viene interpellata sulle sue opinioni; non voglio dire che il protagonista sia una persona matura, ma quantomeno a fine serie sembra aver assunto dei comportamenti vagamente maturi. L’immaturità dei due diventa palese e lampante nella soluzione che decidono di adottare per la loro relazione. In pratica sembrano dire:”Vogliamo goderci la nostra relazione come coppia e non come fratelli ma non siamo capaci di pensare a una soluzione che ci permetta di goderne vita natural durante, perciò ci diamo una scadenza di qualche mese. Poi fratelli come prima.” Ora, per quanto sia a dimostrazione dell’infantilità dei due, è forse la soluzione più realistica possibile. Kyosuke ha sacrificato Manami, Ayase e Kuroneko (ma lei conta di meno visto che supporta la coppia) mentre Kirino esce da questa situazione senza aver intaccato alle sue amicizie. Saori non approva esplicitamente la cosa ma decide di supportare i due, mentre Kuroneko-dal-cuore-in-polvere approva.

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Tirando le somme, chi vince e chi perde in Oreimo? Kirino e Kyosuke ottengono quello che vogliono, ma lui perde la migliore amica d’infanzia e una donna da cuore d’oro (e le manette) mentre Kirino ci esce pulita. Ayase perde tutto. Manami fallisce nel suo obiettivo e perde Kyosuke. Kuroneko perde Kyosuke ma porta a termine il suo piano, si può considerare vincitrice? Rendiamoci conto che per un capriccio di due persone ci ritroviamo con in mano uno stuolo di relazioni e amicizie andate a quel paese…

Un comportamento sicuramente infantile, e aggiungerei egoistico (nell’accezione più comune).

Io qui chiuderei e passerei la palla a Regola. Vediamo cos’ha lui da dire al riguardo, dopodichè possiamo marchiare a fuoco la parola fine su Oreimo.

Ps: ho goduto come un porco (cit.) nel vedere Manami menare a sangue Kirino.

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Gin no Saji – Recensione [06]

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Continua ad aumentare la qualità degli episodi (a livello di intrattenimento) e superiamo senza intoppi la metà della serie. Per chi si sta godendo come un matto le avventure di Hachiken, sia noto che a gennaio è prevista una seconda stagione.

Passata la Golden Week il prossimo step di un anime scolastico è la pausa estiva. Hachiken sembra intenzionato a rimanere nel dormitorio per tutta l’estate, piuttosto che tornare a casa, ma i dormitori hanno bisogno di una sistemata quindi si ritrova a dover cercare una soluzione alternativa. Mikage, venendo a sapere di ciò, gli offre di andare a casa sua e lavorare nel frattempo (pagato). Cosa potrebbe esserci di meglio? Passare settimane a casa della ragazza che ti piace e per di più svolgendo un lavoro che ti verrà pagato. E infatti il nostro uomo accetta senza porsi dubbio alcuno.

La fattoria dei Mikage si trova in mezzo alle montagne, vicina a quella dei Komaba. Lì è tutto strade sterrate, orsi e niente campo per il cellulare. Se l’accoglienza del padre di Aki è piuttosto brutale (sempre pronto a evitare un ragazzo la porti via dalla casa paterna) quella delle donne della famiglia invece si distingue per opposto non appena Yugo fa riferimento al fatto di essere figlio di un salaryman. Visto che Aki è la primogenita ci si aspetta concluda un matrimonio di convenienza così da ingrandire la fattoria, o comunque da portarne beneficio economico. Tutto ciò non è reso esplicito, ma basta saper leggere fra le righe. Dopo aver conosciuto la bisnonna centenaria, Yugo dovrà confrontarsi con una cena di tutto rispetto. Ed è cercando di mandare un messaggio ai suoi genitori che il quattrocchi scopre l’assenza di campo. E sì che si tratta del messaggio con cui li avvisava sarebbe andato a stare da Mikage…

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Soldi!

Il giorno dopo iniziano i lavoretti per Yugo. Tutto bene fino a che, nel pomeriggio, durante la pausa decide di avviarsi verso la casa dei Komaba dove si dice ci sia campo. Finisce inevitabilmente per perdersi ed essere ritrovato dal suo compagno di classe Ichiro. Ciò che preoccupa Hachiken più di ogni altra cosa è quanto siano arrabbiati i parenti di Aki per il fatto che ha “skippato” i suoi doveri lavorativi; Ichiro però gli fa capire quanto in realtà sia più probabile siano preoccupati per la sua incolumità (non ovvia tra quelle montagne). Ospitato a casa Komaba e recuperato a notte fatta, Yugo si troverà di fronte ad una sfida che non poteva prevedere. Lungo la loro strada per casa Komaba, Aki e il nonno hanno preso sotto una cerva di piccolo-medie dimensioni. Il nonno s’è preoccupato di drenare il sangue prima di caricarla nel furgoncino ed ora invita Yugo a macellare l’animale. Non è, però, stato facile per lui superare le esitazioni iniziali e affondare il coltello nelle carni dell’animale.

L’episodio si conclude con la cena a base di cervo a casa Komaba e il ritorno a casa di nonno, Aki e Yugo. Non senza sorprese. Guardando il cielo stellato dal retro del furgoncino scoperto, i due ragazzi stavano vivendo un gran bel momento romantico. Hachiken avrebbe potuto prendere per mano la sua bella se un orso non si fosse fatto investire. Io non so da dove saltino fuori tutti ‘sti animali con istinti suidici…

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Per me voleva trasmutare la cerva in ragù.

Ci tengo a fare un piccolo punto prima di mandarvi alla settimana prossima. I tre ragazzi che abbiamo visto finora (e che abbiamo approfondito di più) hanno tutti un lato che tengono “nascosto” e che comunque li preoccupa/impegna più di quanto lo diano a vedere. Yugo ha sicuramente delle rogne in famiglia e sono pronto a mettere la mano sul fuoco che riguardano il suo fratello/sorella maggiore. E’ fuggito di casa e cerca ogni occasione per non tornarci, sforzandosi al contempo di eccellere. Ichiro ha i suoi problemi alla fattoria (al momento gestita solo dalla madre, aiutata dalle due gemelline) a cui vorrebbe porre rimedio entrando in una grossa squadra di baseball così da provvedere col suo stipendio. Ecco il perchè di tutto quell’impegno nel club scolastico nonostante la mole di lavoro di ogni giorno. In ultimo Aki; come dicevo prima s’intuisce che vive in uno stato di continua pressione per il suo ruolo di primogenita femmina e più di una volta Hachiken ha notato certi suoi sguardi.

Unica mia speranza è che il prossimo episodio sia ancora incentrato sulla pausa estiva e non salti direttamente al ritorno a scuola.

io mi fermo qui e vi mando a lunedì prossimo!

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Gin no Saji – Recensione [04 – 05]

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Dopo una settimana di pausa (che mi son preso io) torniamo con l’anime più all’aria aperta della stagione. Con due episodi che, al momento, sono al top tra tutti quelli visti finora. Oltre a recensire queste due puntate, faremo anche il punto della situazione. Infatti, come dice il buon Regola,  è intorno al quarto episodio che uno comincia a farsi un’idea della serie (che ovviamente poi può venir smentita nel finale, ma che di solito accompagna lo spettatore fino alla fine).

Ma iniziamo subito con l’episodio 4! Espressione del concetto: l’unione fa la forza. O la pizza. La vicenda di questa puntata, infatti, ruota tutta attorno alla pizza. Tutto inizia in una delle giornate dedicate a ripulire il campus dall’immondizia; essendo composto anche di campi, boschi, prati tra cui passano strade pubbliche è facile ritrovare spazzatura ovunque. Ad ogni studente è assegnata una superficie che dovrà risplendere a fine giornata. Hachiken sotto un cumulo di robaccia trova un vecchio forno a legna in mattoni. E’ un po’ malridotto però. Facendo un po’ di ricerche via internet, la sera, il nostro protagonista scopre che era un forno per realizzare pizza. A sentir nominare questo piatto viene l’acquolina in bocca. Come mai? Difficile gustarsi una pizza quando la zona della scuola è esclusa dall’area di distribuzione delle pizze d’asporto. Soprattutto quando nel perimetro della scuola l’unico campo a mancare è quello del cellulare. Hachiken sembra essere l’unico ad aver mangiato una pizza come si deve, non congelata. “Ma se la facessimo visto che abbiamo un forno?”

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Beppu: Ho sentito dire che in città la consegna avviene in massimo 30′.

E’ festa. Tutti s’entusiasmano e assegnano a Hachiken il compito di realizzarle. Perchè lui? Perchè è l’unico che sappia come debba essere una pizza buona. Rassegnatosi all’idea di accontentare gli amici, il nostro uomo comincia a studiarsi tutto il necessario per la realizzazione di una pizza su forno a legna. C’è da dire in primis che la scuola supporta i suoi studenti e i loro progetti con la materia prima prodotta proprio dalla scuola; quindi: verdure, carne, formaggi, farine, ma anche legna e mattoni. Infatti Hachiken mobiliterà metà studentato per portare a compimento quella promessa : dagli studenti specializzandi in ingegneria (che riparano il forno rotto), passando per gli specializzandi in forestale (che gli procurano la legna) fino ai docenti responsabili delle varie sezioni alimentari che gli permettono di fornirsi di quel che serve. In cambio di tutto questo ognuno si piglierà una pizza in cambio. Infatti da festicciola per qualche amico si trasforma in un mezzo festival con studenti, professori e anche preside. Tutti a gustarsi pizze di Hachiken.

Piccola nota finale: il docente che seguiva Hachiken nella sua scuola precedente s’è presentato all’istituto (su invito del preside) per verificare come procedano gli studi e rimane piacevolmente stupito nel vedere come il suo ex-studente se la passi bene, tra buoni amici e con una voglia di fare peculiare.

Con la puntata 5, la mia preferita finora, abbiamo una virata paranormale. Durante una cavalcata col club, Hachiken scorge un cerchio nel grano tra i campi dell’istituto. La sera, tornato in dormitorio, ne discute coi compagni e scopre che dalla barricata degli agricoltori i cerchi nel grano sono mal visti (riducono la produzione). In disparte Nishikawa riceve una telefonata che lo informa la prossima apparizione avverrà nell’Area 51 alle 21 di quella sera. Gli animi si infervorano e viene organizzata una spedizione. Una missione alquanto pericolosa vista la stretta sorveglianza della scuola che impedisce agli studenti di uscire dalle camere dopo le 20 e la stretta sorveglianza disposta lungo le strade da agenti e cani. Ma ciò non fermerà i nostri arditi che si lanciano in quest’impresa. Con la classica impostazione per cui tutti i membri del gruppo sono bloccati lungo la via e ad arrivare alla fine è solo il protagonista. Tralasciamo la “ricompensa” che si rivela essere una macchina agricola mastodontica e non un ufo. La più grande macchina agricola presente sul suolo giapponese, presente al momento con soli 2 esemplari.

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Studenti che tagliano l’angolo. Beccati.

Perchè questi due episodi risaltano nei confronti degli altri finora visti? Per il maggior risalto ai personaggi secondari. Hachiken a mio avviso è un po’ troppo complessato e le puntate incentrate su di lui risultano sempre un po’ sottotono. I suoi compagni di corso sono uno più peculiare dell’altro e in questa serie sono loro a dare “sapore” più del rapporto “problematico”  di Hachiken con le bizzarrie dell’Istituto. Una serie intelligente, con degli spunti divertenti ma che al momento trovo un po’ piatta. E’ interessante e la guardo volentieri ogni settimana, ma non provo lo stesso trasporto che ho guardando Servant x Service, ad esempio. Altro slice of life. Ginno deve ancora trovare quella spintarella che la faccia diventare una serie coi fiocchi, visto che le potenzialità ci sono eccome.

Alla prossima settimana!

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Gin no Saji – Recensione [03]

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Una puntata leggermente più impegnativa delle precedenti. E vediamo perchè.

Dopo le galline, Hachiken viene a contatto con un altro fondamentale elemento animale nell’ottica dell’allevamento: il maiale. Una bestia bistrattata dai “non addetti ai lavori” ma tenuta in buona considerazione da chi ha a che farci. Non parliamo poi dei porcellini: piccoli, rosa, carini e per di più fonte di pancetta. Ma quello che l’insegnante mostra alla classe è come la scrofa allatti i piccoli: si cerca di impedire alla scrofa di muoversi così da evitare calpesti i piccoli (cosa che succede); altra cosa da tener conto è che c’è una gerarchia delle tette. Ci sono due file da 8 mammelle, quelle più vicine alle zampe anteriori fanno fuori uscire più latte decrescendo nella quantità fino alle ultime vicino alle zampe posteriori. Hachiken s’affeziona a colpo d’occhio all’ultimo maialino della fila, il più piccolino; questa cosa gli è però sconsigliata visto che, neanche tempo tre mesi, e quei piccoli cosi rosa verranno trasmutati per magia in pancetta.

Ma la Golden Week è alle porte e buona parte degli studenti tornano alle loro case durante la vacanza. Non tanto per staccare dallo studio, quanto per aiutare le famiglie nel lavoro visto che quasi tutti vengono da famiglie nel settore dell’allevamento o dell’agricoltura. Per Hachiken non è così e, visto che la scelta della scuola è stata dettata dalla voglia di star lontano dalla famiglia, lui se ne rimarrà nei dormitori assieme a pochi altri. Non in panciolle ovviamente, avrà le sue attività del club da fare. Anche Mikage resta e lo invita fuori, meta: un ippodromo. Assieme ad un terzo amico, Ichirou. Questo perchè uno dei cavalli della famiglia di Mikage disputerà una gara quel giorno. Una gara particolare: una competizione tra cavalli da tiro i quali devono percorrere un tracciato trascinandosi dietro una slitta caricata con un peso fino a una tonnellata. Non una competizione di velocità ma di potenza. Il cavallo tifato dai nostri protagonisti finisce però terzo. Tutto sommato una buona posizione se pensiamo che i cavalli che perdono ripetutamente e con posizioni dalla metà in giù vanno in “pensione”. Termine easy per dire che vengono mandati al macello e diventano carne da mangiare.

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Hachiken si confronta con una delle prime grandi verità dell’allevamento: l’impegno significa nulla, quello che conta sono i risultati. Sorge una discussione tra Hachiken e Ichirou. “E’ stupido iscriversi a questa scuola perchè ci si è arresi…” ha come risposta “E’ facile per te che hai una strada già avviata e come primogenito hai il lavoro sistemato a casa!”.  Discussione interrotta da un sms ricevuto da Mikage, la quale porta i due ragazzi alle stalle dove si trova il cavallo di famiglia. Tramite lo zio di Mikage fanno conoscenza di un veterinario (quello che si occupa dell’ippodromo). E un’altra schiacciante verità si pone di fronte ai protagonisti: se hai il sogno di diventare veterinario puoi avere tutte le qualità di questo mondo, avere il miglior feeling possibile con gli animali, la miglior conoscenza medica in campo animale ma se non siete pronti a “prendervi cura” (nel senso uccidere) gli animali quando ce n’è bisogno potete anche lasciar perdere. Essere medico (in questo caso veterinario) significa vivere a stretto contatto con la morte e la sofferenza nonostante l’obiettivo sia curare e a volte si abbia la possibilità di dare la vita.

L’episodio si conclude con il preside che riceve una chiamata dal vecchio responsabile scolastico di Hachiken. Cosa accade?

Cominciano a intravedersi quegli spunti che sapevo sarebbero comparsi in questa serie. Una serie atta a far prendere coscienza gli spettatori di certe cose di cui non si parla tutti i giorni. Personalmente approvo queste scelte e spero si continui con quest’andazzo senza però sfociare nel moralismo da quattro soldi. Se tutto andrà per il meglio questa serie potrà, anche col suo seguito, riservarci buone sorprese. Io parlo ovviamente da spettatore che non ha letto il manga ed ho la mia buona dose di aspettative.

Alla prossima settimana!

Stanno andando a passo d'uomo. Facendo molta fatica.
Stanno andando a passo d’uomo. Facendo molta fatica.
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Gin no Saji – Recensione [02]

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Come in ogni buon anime scolastico che si rispetti c’è (quasi) sempre un club a cui il protagonista partecipa. Anche in Ginno (smetto da ora in poi di scrivere Gin no Saji ogni volta e semplifico con Ginno) il protagonista dovrà decidere a quale attività extracurriculare partecipare. Solo che qui le cose non funzionano come in un liceo qualsiasi.

Quest’episodio ci introduce, nella parte iniziale, a quella che è la scansione della giornata tipica di Hachiken. Sveglia alle 5 per la pratica a gruppi, colazione, lezioni canoniche. Alle 10 ancora corso pratico (stavolta coltivazione), alle 14 educazione fisica, alle 16 corso pratico di allevamento. Una giornata intensa che, cominciata alle 5, finisce alle 17. Ma ancora per poco, infatti tutti gli studenti dovranno scegliere un club da frequentare (obbligatoriamente) le cui attività inizieranno alle 17. Io mi sento già stanco e spossato a parlarne…

Tutti i club hanno attività pratico-fisiche, non ce n’è uno di culturale. Hachiken non ha la più pallida idea di quale scegliere soprattutto vista la sua scarsa voglia di entrare in un club. Ping-Pong? Baseball? Oppure quel club che alleva capi selezionati di bestiame per farli partecipare a competizioni (gestito da tre ragazzi alquanto “equivoci”)?

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E io che pensavo questi tre parlassero di donne.

E’ proprio cercando di fuggire da questi tre individui che Hachiken s’imbatte in un docente che definire sosia del Buddha sarebbe riduttivo. Questo docente, Nakajima, supervisiona il club di equitazione e il nostro protagonista approfitta della situazione per fare un giro al maneggio ricordandosi dell’invito fattogli da Mikage. Inutile dire che lì incontra la ragazza, e questa lo guida per le stalle. Hachiken giunge alla decisione di frequentare quel club dopo un secondo incontro con Re Nero (sì chiamerò il cavallo del primo episodio così). Mikage spinge Hachiken a dar da mangiare all’animale. Il nostro protagonista ha una paura fottuta che, dando da mangiare una carota al cavallo, questo gli morda la mano; cosa che però non accade. Il ragazzo comincia a vedere questi animali sotto una luce migliore e infine s’iscrive.

La pratica mattutina a gruppi che inizia alle 5 è a turni. Ogni gruppo ha una settimana di lavoro e tre di riposo. Hachiken fa appena in tempo a terminare la queste lezioni pratiche e sognare di dormire qualche ora di più quando al primo incontro del club, Nakajima li informa che per prendersi cura dei cavalli dovranno svegliarsi ogni mattina alle 4. Hachiken collassa. I primi giorni di attività pomeridiana del club passano tra il pulire le stalle e l’accumulare letame. I ragazzi del primo anno, tra cui Hachiken, si chiederanno quando mai inizieranno a cavalcare. Tra una vangata di letame e l’altra Hachiken incontra un uomo piccolino con cui si sofferma a scambiare due parole. Quattro chiacchiere in tutta sincerità. Del tipo che si è iscritto a quel club perchè pensa sia figo saper cavalcare e che non ha alcun sogno futuro da realizzare.

Hachiken si sente un po’ in colpa, ma il tipo gli dice che va bene così. Un tipo curioso questo nanetto. Ma è meglio non chiamarlo nanetto, sarebbe più corretto chiamarlo Direttore. Già… la scuola è gestita da questo tipo.

Nakajima e il Direttore.
Nakajima e il Direttore.

Giunge infine la prima monta in sella di Hachiken. Difficoltosa, infatti da sopra un cavallo si è tanto ma tanto alti. Però si ha questa sensazione, come sottolinea il protagonista, di essere sempre a contatto col terreno nonostante ci sia una bestia di mezzo. Le viste che si hanno da sopra un cavallo sono spettacolari e solo queste sono un motivo sufficiente per voler imparare a cavalcare.

Che poi la cosa più difficile, a mio avviso (ho fatto equitazione per un po’), non è tanto star dritti (problema iniziale di Hachiken) ma quanto non farsi prendere dal panico qualunque cosa accada. Bisogna sempre avere i nervi saldi  e avere tutto sotto controllo.

Concludo con qualche nota sparsa: inutile sottolineare l’interesse per Mikage da parte di Hachiken; il protagonista s’è fatto ben pochi problemi a mangiarsi il pollo che ha visto decapitato giorni prima (pensavo ci sarebbe stato un pochettino di conflitto interiore in più); si amplia il parco di personaggi sul palco (il trio dell’Holstein Club è qualcosa di magnifico) e dubito ci saranno tante altre aggiunte: tra club e gruppo di lavoro, grosso modo abbiamo tutti i personaggi che ci servono; ultima cosa: io fossi in Hachiken mi darei alle lenti a contatto.

Ricordo che potete vedere Ginno subbato in italiano tramite la Dynit, ogni lunedì alle 21!

Alla prossima settimana gente!

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